Apicultura urbana a Torino

e di ammirare le opere dell’artista vercellese Nicoletta Mauri, ideatrice dell’etichetta dei barattoli di miele. L’occasione è propizia per visitare, con guide esperte, le collezioni di piante e gli spazi verdi, “spiando” le api che si preparano al lungo sonno invernale. Torino con il miele dell’Orto Botanico, quello di Mirafiori sud in strada del Drosso, si inserisce tra le grandi città che hanno sviluppato questa forma di rispetto per l’ambiente: New York ha oltre 600 apicoltori e il miele del Grand Palais o quello dei Giardini del Lussemburgo di Parigi sono diventati un prodotto prezioso come quelli di Londra, Berlino, Hon Kong, Roma.
L’idea di far nascere un apiario nel “Boschetto” dell’Orto botanico di Torino è di Lorenzo Domenis, veterinario, e Marco Cucco, giardiniere in collaborazione con l’Università di Torino, responsabile della struttura.  Oggi in uno dei più emblematici parchi della città vivono e prolificano 5 famiglie di api, in cassette di legno che portano i nomi di altrettante donne di famiglia. “Sono tre le raccolte”, ci racconta  il dott. Lorenzo Domenis. “Si inizia ai primi di maggio poi a fine maggio e l’ultima a fine luglio. Se ne  ricava un miele millefiori con prevalenza di ippocastano chiamato Risveglio di primavera, Sogno d’estate con acacia e ailanto e Sussurro d’autunno per l’ultimo raccolto con  castagno e tiglio. Tutti questi prodotti vengono  venduti presso l’Orto Botanico stesso.
L’Orto Botanico dell’Università di  Torino è stato fondato nel  1729 dal re Vittorio Amedeo II si trova adiacente al castello del Valentino e all’interno del Parco Fluviale del Po. In origine il giardino aveva una superficie di circa 6800 metri quadri ed era strutturato in forme geometriche, con due grosse vasche, presso le quali convergevano aiuole e stradine. L’attuale edificio, che contiene l’aranciera, la serra calda ed il museo-erbario, fu costruito negli anni ’20 dell’Ottocento. Al 1830-40 risale invece il “boschetto” che conserva specie esotiche e dove fu ricostruito un lembo del bosco tipico della pianura padana occidentale. Dopo alcuni ampliamenti e modifiche, nel 1893 l’Orto Botanico assunse l’aspetto attuale, con una estensione di ben 27.000 metri quadri. Alcune modifiche interne per ricavare laboratori ed aule ridussero successivamente gli spazi dedicati alle serre. Nel 1962-63, a cura del Prof. B. Peyronel, su una collinetta con rocce e terra appositamente creata fu allestito un “alpineto”, in cui furono collocate le piante alpine. È stato riaperto al pubblico nel 1995, ospita oggi circa 6000 specie botaniche, con più di cento famiglie di piante erbacee rappresentate, un arboreto, un’aranciera ed alcune serre, nelle quali, oltre alla flora locale, sono coltivate anche piante medicinali, industriali ed esotiche. Un piccolo settore del giardino riunisce inoltre le specie citate nelle Sacre Scritture. L’Orto Botanico è dotato di laboratori attrezzati per ricerche di fitologia e anatomia delle piante e di micologia, di una ricca biblioteca, di erbari e di importanti collezioni iconografiche, tra le quali la celebre “Iconographia Taurinensis” (65 volumi con 7460 tavole miniate, curata da Carlo Allioni).
Annesso al giardino vi è anche il Museo dell’Orto Botanico, nel suo genere uno dei più importanti d’Italia, che ospita numerose e ricche raccolte botaniche, donate da vari studiosi.

 

Foto dell’Orto Botanico e del Produttore di miele