Cristina Bowerman: una stella a Trastevere

Sono stata a cena – sì lo so è un duro lavoro, ma per voi questo ed altro – dalla chef Cristina Bowerman, ed ho scoperto oltre che un talento creativo, una grande comunicatrice e una donna di quelle “toste” in grado di mettersi in discussione e realizzare i propri sogni con audacia ed energia. Anticonformista, eclettica in cucina come nella vita, Cristina ha una grande forza: l’inesauribile talento di rinnovarsi mettendosi alla prova. Cristina è un’esploratrice di accostamenti inusitati non semplicemente tradotti in piatti ma in veri percorsi culinari  attraverso un mondo colorato e sorprendente. E la sua cucina è come lei, un’alchimia di sapori ottenuta grazie ad un’impeccabile precisione tecnica. Scopro che è laureata in giurisprudenza, ma dal 1992 ha iniziato anche il suo percorso di studi culinario partendo dalla East Coast americana. La sua carriera inizia a San Francisco, prosegue in Texas, fino a giungere nel 2004 a Roma al Convivio Troiani, ristorante stellato della capitale. Dopo diverse esperienze tra Stati Uniti e la città eterna decide, nel 2005, di dirigere la cucina del Glass. Mentre la aspetto, sorseggiando delle bollicine, mi incuriosisce subito la sua luce positiva: Cristina ha il sorriso di chi vive della sua passione. Ora seguitemi,  rilassatevi e lasciatevi incantare dai segreti della sua raffinata arte che lascio raccontare a lei: “Se otto anni fa mi avessero detto che avrei lavorato in Italia, non ci avrei mai creduto. E’ vero, sono pugliese, ma ho deciso tanto tempo fa di lasciare la mia terra per andare negli Stati Uniti. Dopo i primi mesi avevo già deciso: io, volevo essere americana”. Cristina ha vissuto tra San Francisco e Austin in Texas, ed ogni anno ci torna per un corso di aggiornamento. La cucina è sempre stata la sua passione, era nota tra gli amici come “la cuoca” e ricorda che già i suoi nonni e i suoi genitori le hanno insegnato a fare chilometri solo per andare in cerca della materia prima d’eccellenza. “Macinavano chilometri in macchina per andare a procurarsi la mozzarella buona”, asserisce, orgogliosa di questa prima lezione di cucina appresa per osmosi e diventata una regola aurea. Il suo lavoro si basa su questo: la continua ricerca. “Chi prepara un piatto arricchisce in qualche modo l’esperienza di chi lo assaggia, portandolo in un mondo diverso.  Sostengo il ruolo culturale che gli chef hanno assunto da qualche tempo. Molti piccoli paesini oggi  sono noti solo perché c’è uno chef apprezzato  e credo che le istituzioni dovrebbero sfruttare al meglio queste opportunità, valorizzando i territori e la comunicazione”, mi spiega. Trastevere ne è un esempio eclatante; potrebbe essere salvaguardata e conservata con cura ora che ospita realtà diverse dalle solite trattorie. Al Glass, Cristina offre una cucina audace, abbinando l’olio alla verbena al sorbetto allo yogurt, ad esempio, o l’astice con il mango e le cipolle rosse. Non è stato facile intraprendere questo percorso qui, in un quartiere popolare e turistico, ma il segreto di noi donne è che siamo abituate a tirare fuori la nostra forza e determinazione proprio perché, rispetto agli uomini, abbiamo sempre camminato a rallentatore  e, per conquistarci il nostro spazio tra maternità e mille impegni, siamo abituate a sviluppare una forza inarrestabile. “La mia cucina risente molto dello spirito americano in questo: pensare che tutto è possibile, senza porre limiti alla fantasia, liberare la creatività supportata dalla preparazione tecnica, seguendo solo e sempre  la propria strada”, ammette la nostra chef. Ed è importante sentire il cibo, studiare le materie prime migliori. Cristina ha dedicato molto tempo a cercare la farina migliore per la pasta o per ottenere un fritto indimenticabile – croccante al punto giusto – trovando finalmente  quella che assorbe maggiormente l’umidità. Quando è in vacanza Cristina si dedica alla ricerca. Prova i piatti dei suoi colleghi, sperimenta accostamenti dagli apparenti contrasti, legandoli in piatti originali. “In realtà tutto ciò che assaggio, scopro o riscopro è formazione, sperimentazione e miglioramento che poi uso per cambiare i miei menu a seconda delle stagioni. E mi piace pensare chissà cosa preparerò a dicembre, chissà cosa scoprirò con chi viene a trovarmi al Glass”.

 

Glass
Vicolo del Cinque 58
Roma
http://www.glass-restaurant.it/

Foto di Paolo Picciotto