“Il croccante e i pinoli” di Antonella Ottai. Sei racconti cucinati in famiglia

Questo libro nasce quasi per caso: una figlia che va via di casa chiede alla madre qualche ricetta per la sua nuova famiglia, segreti culinari condivisi nella loro vita complicata, a volte conflittuale e dolorosa. Una richiesta che fa esplodere, in maniera imprevedibile, incontrollata e perciò forse più libera, la memoria dell’Autrice e innesca il racconto. All’inizio una bambina conquista la meraviglia del fuoco che trasforma lo zucchero in “una cattedrale di vetro bruno”, nella pineta estiva di Camaiore, ed è il croccante con pinoli confezionato sotto la guida materna.
La madre e la figlia di allora si rispecchiano nella madre (l’autrice) e la figlia di oggi. Si genera così il cortocircuito esplosivo che conduce alla nascita di questo libro intenso e coinvolgente. Raccontano queste pagine la fine di una convivenza uterina, nella memoria di gravidanze e nascite che si ripetono, nell’orbita della comune lingua materna dell’alimentazione:  un liquido amniotico che nutre, lega e inevitabilmente si disperde. Annotare i piatti di famiglia diventa l’occasione per ripensare al proprio passato, riflettere su quelle origini che sono il nodo delle nostre esistenze. Il padre ungherese che in Italia non si è mai sentito a casa sua; la madre afflitta da disturbi nervosi da cui si libererà soltanto con la morte, le tradizioni magiare che si combinano con la tradizione abruzzese fatta di cibi poveri e sempre troppo uguali, i piatti di cetriolo e yogurth con cui la nonna, nata a Costantinopoli, alimentava il suo esilio e la sua memoria, il sapore acre della marmellata di rose, la lussuria appiccicosa del locum, lo strudel ai semi di papavero della zia Rosa, transfuga nel 1956 di una Ungheria di cui conserva gelosamente segreti preziosi. È la cucina il luogo della memoria, i ricordi si affollano, si sovrappongono, scanditi da quei piatti, sei in tutto, che fanno da titolo ai capitoli di questo libro e comprendono una intera esistenza.