Chi ha inventato il pesce d’aprile?

Le fonti storiche sono molto povere al riguardo e quelle iconografiche ci riportano solo il pesciolino di carta ritagliata che da bambini (e scagli la prima pietra chi non l’ha mai fatto) attaccavamo sulla schiena dei grandi. La sua carta di identità più accreditata è questa: ha il corpo slanciato, fusiforme, a sezione quasi circolare, assottigliato solo nel peduncolo caudale. La bocca è molto grande, incisa, munita di numerosi dentini appuntiti, disposti su una sola fila. Il colore dell’animale è azzurro verdastro  sul dorso, con numerose striature sinuose di colore nero. I fianchi e il ventre sono bianchi argentei. Lo avete riconosciuto? E’ lui, proprio lui, uno dei più grandi frequentatori non solo del Mediterraneo, ma anche dei mari del nord: è il maccarello, scientificamente chiamato sgombro, il pesce che da sempre ha arricchito l’alimentazione dei poveri soprattutto nel nord Europa. Ma da qui spiegare l’antichissima tradizione degli scherzi è un balzo troppo grande che nessuno è ancora riuscito a spiegare. C’è chi vuole farlo risalire alle feste romane legate alle calende di aprile e dedicate alla Fortuna Virile, quando le donne, dopo aver lavato e inghirlandato la statua della Dea, andavano a fare il bagno nude nelle terme pubbliche. Ma anche il ratto delle Sabine, perpetrato ai primi di aprile, secondo il calendario romano, incomincia con lo scherzo, oggi diremmo un po’ pesante, di un invito ai vicini per una festa in onore di Nettuno, alla quale si recarono i Sabini sempliciotti, facendosi accompagnare dalle loro donne. E il finale è noto a tutti. Una tradizione popolare vuole, invece, il mito legato al racconto biblico di Noè che spedisce fuori la colomba, così come nella burla si spedisce qualcuno alla ricerca di qualcosa di introvabile. Ecco perché, in ambiente anglosassone, il 1° di aprile è chiamato  All fools’ day, cioè il giorno degli sciocchi, dei creduloni. I primi documenti che ci parlano di questa strana consuetudine sono francesi e risalgono al secolo XVI. In quel paese, fino al 1563, l’anno iniziava il 1° di aprile e in quel giorno vi era la consuetudine di scambiarsi regaletti scherzosi. La riforma del calendario lasciò, comunque, viva l’usanza dei doni o di dolciumi, spesso con la forma del pesce. E sempre in Francia ecco un’altra origine dell’usanza: nel 1643, Richelieu aveva fatto imprigionare il duca di Lorena nel castello di Nancy, circondato, come d’uso, da un profondo e largo fossato. Ma eludendo la sorveglianza, l’aitante duca si tuffa nel fossato e riguadagna la riva e la libertà, proprio come un pesce e proprio il 1° di aprile. Ma se scendiamo ad esemplificare le burle celebri, non abbiamo che da scorrere le cronache di mezza Europa: rimase famosa quella pensata dai radiocronisti di una emittente londinese del dopoguerra che annunciava un documentario sulla mietitura di spaghetti nelle campagne; o, sempre nel dopoguerra, quella di un giornale romano che annunciava, per il 1° di aprile, una mesta cerimonia di commemorazione all’altare della patria, alla quale avrebbero preso parte i genitori del Milite ignoto. Era una società scherzosa, quella di una volta, poiché il primo di aprile coinvolgeva ogni cittadino e a volte intere città. Come dimenticare quel burlone che agli inizi del ventesimo secolo va a Venezia carico di due pesantissime valige piene di escrementi equini, che durante la notte del 31 marzo sparge per calli e campielli, ridendosela poi della perplessità dei veneziani? O, ancora, quella di una radio di Bordeaux che, sempre nel dopoguerra, annunciava che in una tal via del centro, ci sarebbe stata a dirigere il traffico una poliziotta inglese in sottoveste e mutandine? L’ingorgo, simile solo ad alcuni dei nostri giorni, durò delle ore. Tutto questo gaio modo di affrontare ogni tanto la vita, va lentamente ma inesorabilmente scomparendo. Siamo forse diventati tutti troppo seri, a causa dei  talk-show televisivi? Eppure scherzi se ne potrebbero fare anche oggi eccome! Si potrebbe mandare qualche giudice volonteroso a cercare in giro per il mondo il bandolo della matassa ancora sommerso dei finanziamenti illeciti; oppure qualcun altro a far la spola fra le segreterie politiche per metterle d’accordo sul da farsi in favore del povero cittadino! Però, poi, a nessuno verrebbe in mente di ridere. E così abbiamo seppellito il pesce d’aprile. Lasciamolo dormire per tempi migliori!

 

Foto di repertorio