Diamoci un taglio. Slow Food e ActionAid presentano la guida al consumo consapevole di carne

Diamoci un taglio risponde alle domande che bisognerebbe porsi al momento dell’acquisto e del consumo di carne – Quanta energia è necessaria per produrla? Quali sono le conseguenze di un eccesso nei consumi sulla nostra salute? Quale la condizione di vita degli animali negli allevamenti industriali? – senza dimenticare i problemi e le difficoltà che i piccoli allevatori devono affrontare ogni giorno per rimanere sul mercato. Velocità e quantità sono le due parole d’ordine del moderno ciclo produttivo della carne: più si produce a basso costo, in base a un modello di allevamento (oltre che di trasformazione) industrializzato, più si fa pesante l’impatto su ambiente e salute, mentre peggiorano le prospettive degli agricoltori e il rispetto del diritto al cibo. Le attuali produzioni sono molto spinte per far fronte a ricavi sempre più bassi, ma se gli allevatori potessero mettere sul mercato prodotti di qualità con i tempi adeguati di produzione e se i consumatori mangiassero meno carne pagandola il giusto prezzo, questo circolo perverso verrebbe immediatamente interrotto. Uno specifico capitolo del manuale presenta proprio l’allevamento intensivo, evidenziandone gli effetti spesso preoccupanti sulla vita degli animali, il clima e la salute delle persone.
«Ridurre i nostri consumi di carne oggi può ancora essere una libera scelta, mentre nel futuro diventerà una necessità, una scelta obbligata» dichiara Roberto Burdese, Presidente di Slow Food Italia. «Ecco perché è importante informarsi e modificare il nostro stile alimentare a partire da ora, senza aspettare ulteriormente: mangiare meno carne e di migliore qualità è ancora possibile, ed è anche gastronomicamente molto stimolante (perché ci permette di riscoprire altri prodotti, a partire dai legumi, e ricette che magari abbiamo dimenticato). Gli attuali eccessivi consumi di carne, per di più orientati principalmente verso produzioni poco sostenibili, non solo compromettono ambiente e salute, ma mettono fuori gioco le razze autoctone e le produzioni virtuose, specie se di piccola scala. Invece è proprio da queste che occorre ripartire», conclude Burdese.
Per produrre un chilo di manzo si emettono gas serra pari a 36,4 kg di Co2, la stessa quantità di un viaggio in macchina di 250 km.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che nel Sud del mondo c’è poca carne al fuoco. In quei Paesi, infatti, non solo il consumo di carne è un lusso, ma la fame è la prima causa di morte.
Ogni italiano consuma mediamente 250 grammi di carne al giorno, ovvero 92 kg all’anno, mentre dal punto di vista nutrizionale e della salute le quantità non dovrebbero eccedere i 500 grammi a settimana. Ciò significa che si mangia per quattro. Se gli 800 milioni di europei mangiassero solo la carne consigliata per il fabbisogno, si “libererebbero” porzioni per 2,4 miliardi di esseri viventi.
“Al mondo siamo sette miliardi, ma oltre un miliardo di persone va a letto ogni sera a stomaco vuoto. Eppure la produzione attuale potrebbe sfamare dieci miliardi di persone”, afferma Edoardo Maturo di ActionAid Italia. “Ciò significa che la fame non è una catastrofe naturale, ma la conseguenza di scelte politiche ingiuste. Non ce ne rendiamo conto ma, ad esempio, l’aumento del consumo di carne è fra le cause delle recenti crisi alimentari. L’aumento dei prezzi dei beni alimentari, infatti, non è dovuto solo alla crescita demografica, ma anche all’uso di questi beni per fini diversi dall’alimentazione umana, come la produzione di foraggio, o all’uso delle terre per la produzione di biocarburanti”.
La sezione del manuale intitolata Pronti a fare la spesa insegna a leggere correttamente le etichette, a riconoscere una buona carne e a conservarla, ricordando i comportamenti da evitare. Il 70% degli acquisti alimentari, infatti, avviene in supermercati dove una normale bistecca costa meno di un peperone, prezzo sproporzionatamente basso se si considera che un animale, al momento della macellazione, ha mangiato cibo per dieci volte il suo peso. I consumatori hanno però il potere di riorientare il mercato e la produzione grazie a una maggiore consapevolezza nelle loro scelte, per far si che il cibo che mangiamo non crei danni al pianeta e alla salute.
Come da tradizione, il manuale termina con Fuoco alle pentole!, numerose appetitose ricette per cucinare i tagli meno nobili e le carni dimenticate, non scordandosi di privilegiare la qualità alla quantità.