L’ultima occasione

Era stanca e non c’era più tempo per le incertezze, per i tentativi, per le attese. O con me o senza di me, gli avrebbe detto. Era più di un anno che la storia andava avanti così, in una sorta di gioco bizzarro, in cui lei lo rincorreva e lui che si faceva prendere solo se gli andava. Aveva ragione Bianca, la sua amica di sempre. Non ti vuole, non ti cerca, non ti ama. Un’illusione in piena regola. Hai bisogno di altro – le ripeteva – hai diritto ad altro. Che ci fai di un amore a metà? Hai tutta la vita davanti e Giulio non è l’uomo con cui progettare un futuro. Ma che ne poteva sapere, Bianca della complicità, della tenerezza, della passione, dell’emozione che quegli incontri con lui le procuravano? Quando quegli occhi blu come il cielo si perdevano nei suoi, neri e ardenti come il fuoco, quando la pelle dorata di lui sfiorava la sua, ambrata e liscia come la seta, quando dieci, cento e mille baci la portavano in un mondo lontano dove non c’era più spazio per i dubbi, i silenzi e le indecisioni lui che, crudeli, la lasciavano sprofondare, smarrita, in un’attesa infinita. L’allegria, la vitalità, la passionalità, l’entusiasmo da una parte. Lei. La ponderatezza, la razionalità, la prudenza, la riflessione dall’altra. Lui. Opposti che si fondevano perfettamente uno con l’altro, uno dentro l’altro, in quegli incontri sporadici e cadenzati, desiderati da lei ma stabiliti da lui. Emma voleva altro. Voleva una storia d’amore da vivere alla luce del sole, non offuscata dalle ombre dell’esitazione e dell’incertezza di lui. Gli inviò l’sms.“Stasera melanzane alla parmigiana….” Un minuto, un’ora, due ore. Il tempo interminabile dell’attesa, con i secondi pesanti come macigni che la tenevano in pugno. Finalmente, la risposta. “E’ sempre valido l’invito?” “Si”. Emma tagliò le melanzane, nel senso della lunghezza; le cosparse di sale e le lasciò scolare su un  piani inclinato. Intanto, preparò il sugo facendo soffriggere nell’olio ben caldo i pomodori tagliati a cubetti, aromatizzati dal  basilico e dal pepe. Prese le melanzane, le sciacquò e le rosolò un po’ per volta, senza fretta. Scelse la pirofila giusta e cominciò a disporvi il primo strato di melanzane che spolverizzò poi con parmigiano, aggiungendo fette di mozzarella e irrorando il tutto con la salsa di pomodoro appena preparata.  Guardò l’orologio: aveva poco tempo. Fece una doccia, indossò un paio di pantaloni neri, che le scivolavano morbidi sulle gambe, legò i capelli e cose ad aprire la porta a Giulio. Eccolo lì, davanti a lei, tutto per lei. Un sorriso accattivante, due scintille negli occhi e una bottiglia di Gutturnio frizzante D.O.C. dei Colli Piacentini in mano. “Il suo colore rosso rubino intenso e il suo sapore asciutto, vellutato e frizzante saranno perfetti per le tue melanzane!”, le disse con il più bel sorriso che Emma gli avesse mai visto.  Un tuffo al cuore, proprio come il primo giorno, proprio come sempre. Scherzarono , mangiarono e si amarono. Baci, coccole e carezze tutti per lei, solo per lei in quella serata unica e irripetibile dove le parole dette sarebbero rimaste le loro parole e i baci scambiati sarebbero rimasti i loro baci per sempre. Nessun altro e nessun’ altra che sarebbe arrivato dopo ognuno di loro, avrebbe potuto appropriarsene. Perchè in quei baci c’era l’addio, l’ardore, il dubbio di lui e il dispiacere, la speranza e la vittoria di lei. Si, Emma aveva vinto anche se Giulio aveva deciso di andarsene.  “Non sono pronto” le aveva detto. Una bugia, un inganno, una menzogna. A se stesso. Quella serata speciale in cui i loro corpi e i loro animi erano lì, persi l’uno nell’altro, indissolubili, complici e inseparabili, dimostrava il contrario. Ma Giulio era troppo innamorato per non averne paura.