La Pista del Lingotto: panorama con gusto

 

 

Affacciato sul Lingotto, celebre complesso costruito negli anni Venti per ospitare la fabbrica della casa automobilistica torinese, l’elegante locale guarda la Bolla di Renzo Piano, futuristica struttura in vetro posta sul tetto dell’edificio, emblema della riconversione di un pezzo di architettura industriale cittadina: spazio prestigioso per riunioni al vertice con vista sulle Alpi e sulle colline di Torino. Già nel 2003 Massimo Guzzone, giovane e capace chef, aveva inaugurato questo ex baracchino, un tempo mensa degli operai Fiat poi magnificamente ristrutturato: vi era approdato per proporre i suoi sapori, ma l’impresa che lo aveva visto protagonista sia in cucina sia nella proprietà non era durata molto. “Sono convinto”, spiega, “che un cuoco per riuscire bene debba fare solo il cuoco e non anche l’imprenditore: le due cose non vanno d’accordo”. Prima che tornasse sullo stesso luogo del gusto, nel maggio del 2010, sarebbe passato un po’ di tempo, trascorso a fare altre importanti esperienze. D’altronde, nel raccontare la sua formazione, Massimo non vanta la classica storia – come biografia d’ogni chef comanda – in cui responsabile della vocazione per i fornelli è la mamma o la nonna di turno, nonostante il suo background gastronomico familiare sia di tutto rispetto. “Mi sono trovato ai fornelli casualmente, perché la prima occasione dopo il diploma fu quella di fare una stagione estiva nelle cucine di un albergo”, dice. Di fatto qualcosa nel suo Dna c’è, considerate le origini siciliane dei genitori, chiaramente denunciate dalla sua passione per il pesce: lui che è nato a Torino, terrigno e concreto, irrimediabilmente innamorato dei prodotti del mare. Lo dimostrano il Torcione di fois gras e gamberi rossi di Sicilia, suggestione di gusti all’apparenza azzardati quanto mai riusciti, ma anche la sua Tavolozza calamaro agli agrumi e le sue salse, una partitura di colori per un piatto dalle tinte forti e dal sapore suggestivo. Certo molto avrebbe contato la sua collaborazione con Nino Graziano, già patron del Mulinazzo di Villafrati, alle porte di Palermo (ora felicemente chef in quel di Mosca), suo mentore quanto a materia ittica e cucina mediterranea per un biennio. Ma anche l’insegnamento di Piero Bertinotti del Pinocchio di Borgo Manero, nel novarese, non sarebbe stato da meno, perché lo avrebbe edotto nell’arte delle preparazioni a base di carne. “Con Massimo ho lavorato anche all’estero; all’epoca lui collaborava con il produttore Firriato, il che significava preparare pranzi e cene un po’ in giro per il mondo”. Di quel periodo gli è rimasto nel cuore un piatto, talvolta ancora in carta, gli Scampi su panelle croccanti, sapido ricordo di una felice tranche de vie. Di non poco conto le altre esperienze, una in Kazakistan in qualità di chef personale del Presidente Nursultan Nazarbayev, e l’altra a Torino, al ristorante Otium, un locale raffinato e di tendenza. Di casa Agnelli, dove ha lavorato per 4 anni come chef della buvette presidenziale, ricorda la grande attenzione della famiglia per gli ospiti. “Mi dovevo informare sempre sui gusti degli invitati per cercare di servire piatti adatti alle loro preferenze. Da lì mi viene l’alta considerazione che ho oggi dei clienti, che cerco sempre di coccolare e assecondare in ogni particolare esigenza”. Per lui, accontentare l’ospite è sacro. Di sicuro la sua cucina è la somma di tutto questo, della dedizione e la creatività che da anni Massimo trasferisce nelle sue pietanze, espressione della tradizione rivista e rinnovata sulla base dei prodotti d’eccellenza del territorio. I suoi piatti fanno del colore e del sapore un unicum, dove l’effetto cromatico coincide perfettamente col gusto. Sono pietanze che incarnano rimandi geografici e culturali alla storia della cucina tradizionale e contemporanea: senza orpelli e sovrastrutture gastronomiche, ma con intenti culinari letterali, perché gli ingredienti vengono giustapposti armonicamente per parlare al palato in modo comprensibile e allo stesso tempo originale. Lo si capisce assaporando il suo Sweet World, algido globo di meringa, dolce universo in miniatura al cui centro implode un magma di delizioso cioccolato fondente; un dessert che, senza sussiego artistico, raggiunge le più alte vette del gusto. Segnalato al XII concorso internazionale de Lo mejor de la gastronomia di Alicante dello scorso anno come ristorante emergente, Massimo Guzzone è stato chiamato a rappresentare l’Italia per raccontare la realtà culinaria del suo ristorante. Cimentandosi sul tema dell’Olio d’oliva e la sua valorizzazione come elemento cardine della cucina, lo chef ha dato ancora una volta notevole prova di sé.

La Pista del Lingotto
Via Nizza 270
Torino
011.6313523
chiuso sab. a pranzo
e tutta la domenica
www.lapista.it

 

 

 

 

Foto Archivio La Pista