Una costa traboccante di gusto

che  ha visto l’Amministrazione Comunale di Vasto, insieme a Slow Food Abruzzo, impegnata a tutelare, promuovere e valorizzare l’identità e l’unicità di un piatto  della tradizione marinara vastese intrinsecamente legato alla storia della città e alla particolarità della sua pesca.Valorizzare la piccola pesca, quella di paranza e di trabocco, come esempio di sviluppo sostenibile rispettoso dell’ambiente e delle specie ittiche dell’Adriatico con particolare attenzione al pesce azzurro e promuovere le meraviglie paesaggistiche della Costa dei Trabocchi, sono i propositi degli organizzatori. Per un mese intero la città si trasformerà in un grande mercato e attivo laboratorio del gusto: cene tematiche, spettacoli, degustazioni itineranti, concerti e convegni animeranno l’intero territorio e consentiranno di conoscere il meglio delle tradizioni legate all’attività marinara del luogo (per il programma e altre informazioni utili visitare  www.brodettoecontorni.it e www.comune.vasto.ch.it ).

Lungo la costa si sono snodati percorsi vitali per la storia, la cultura e la tradizione gastronomica abruzzese e nel vario e variopinto paesaggio della provincia di Chieti, su un territorio di circa 50 km tra il mare Adriatico e il massiccio della Majella, un litorale di spiagge sabbiose si alterna a promontori e insenature  caratterizzati dai Trabocchi. Sulla scogliera frastagliata, il trabocco è la risposta dell’ingegno dell’uomo alla morfologia di un promontorio di ulivi e vigne, di querce ed odorose ginestre che scendono su calle ciottolose e solitarie. Magiche strutture di legno, affascinanti macchine da pesca, anelli di congiunzione tra terra e mare, uniscono l’agricoltura alla pesca, il contadino al pescatore, i prodotti della terra a quelli del mare, così la figura del contadino insolitamente si fonde con quella del pescatore e la cucina si arricchisce di entrambi.Questo tratto di costa è anche il più ricco dei punti di ristoro. Oltre che bello, è “appetitoso” percorrere la S.S. 16 che da Francavilla porta a Vasto, perchè il “cibo di strada” è a portata di mano.  Calda e croccante frittura di paranza è servita nei cartocci e numerose sono le  trattorie di pescatori dove potersi fermare a mangiare il piatto del giorno, senza contare i ristoranti  ricercati per palati più esigenti.
Grazie ai Trabocchi, il pesce qui si trova sempre fresco! Dall’ossatura solo apparentemente fragile, quando l’Adriatico si fa minaccioso,  queste palafitte consentono ai pescatori di terra di  far scendere ugualmente le reti in mare. Testimonianza di ingegno e arte, di logica del luogo, nonché del diffidente e prudente rapporto tra l’uomo e il mare, rispecchiano il carattere dell’abruzzese, gente discreta e misurata, che ama restare aggrappata alla terraferma, ancorando così il mare aperto allo scoglio, aggrappato lo spazio infinito e misterioso alla solidità della terra. Un modo per difendere il mare e difendersi dal mare. Da secoli fonte di sostentamento e bellezza, parte integrante del paesaggio teatino, i trabocchi  sono fortemente identitari del tratto di costa compreso tra Francavilla e San Salvo, che nella città di Vasto ha la sua perla.
L’antica Histonium,  dominata dal cinquecentesco Palazzo D’Avalos, è un sito, come si diceva una volta, di “ottimo aere”, un’aria ridente e luminosa. Mura, Torri, Chiese, Castelli, Palazzi, Musei raccolti in una natura generosa, si affacciano sul golfo dorato dall’alto del verdeggiante Balcone delle Lame e della orientale Loggia Amblingh.
“Città di grazia”  cara a D’Annunzio, che la voce popolare definisce a ragione “Terra d’oro”, protegge anche il suo patrimonio naturalistico e l’ecosistema litorale  con la Riserva Naturale di Punta Aderci (www.puntaderci.it).  
Il cuore della antichissima città  batte ancora nelle cisterne e nei mosaici romani del pavimento del complesso termale con decorazioni e temi marini che sottolineano l’antico e stretto rapporto con l’Adriatico, dove il mare non è solo un dato geografico ma un segno di apertura, di accoglienza e di ampi orizzonti.

Brodetto e Contorni. Saperi e sapori della tradizione vastese  fino al 18 luglio invita a recarsi in Abruzzo e a  gustare a Vasto le specialità della Costa dei Trabocchi

 

Brodetto alla vastese
Narra una vecchia leggenda che fu la ricca inventiva della moglie di un povero pescatore  ad apparecchiare per la prima volta in modo insolito il pescato di paranza, unendo al pesce i profumi dell’orto dando alla luce, e al palato, lo squisito brodetto.

Dosi per 4 buongustai

1 kg circa di pesce freschissimo di taglia media (merluzzi, triglie, sogliole, gallinelle, scorfani, rana pescatrice, calamari, cicale di mare  – o panocchie -, gamberi vivi, una piccola razza, un po’ vongole e cozze
500 g di pomodorini maturi
4 spicchi d’aglio
un peperone verde
peperoncino
prezzemolo
sale
olio extravergine d’oliva

Mettete per qualche ora in acqua e sale le vongole e fatele aprire per controllare che non ci siano residui di sabbia. Fate la stessa cosa con le cozze. Nel mentre, pulite il pesce, senza privarlo delle teste, e lavatelo. Lasciatelo scolare in un piatto. Dentro una larga e piatta tijelle (tegame) di coccio, mettete abbondante olio extravergine d’oliva, gli spicchi d’aglio mondati, un peperone verde, un pezzetto di peperoncino piccante, un ciuffo di prezzemolo e  i pomodorini tagliati a metà. Iniziate la cottura a fiamma moderata e adagiate delicatamente le diverse varietà di pesce in ordine di durezza: prima mettete i calamari, dopo 10 minuti dall’inizio del bollore aggiungete le cicale, quindi i gamberi, lo scorfano e la pescatrice. Dopo qualche minuto, aggiungete gli altri pesci, concludendo con sogliole, merluzzi, triglie e, in ultimo, con l’acqua filtrata dei frutti di mare con tutti ii gusci per ultimo. Il tutto  deve cuocere a teglia coperta per complessivi 20/30 minuti, scrollando di tanto in tanto delicatamente il tegame e aiutandosi con un cucchiaio piatto di legno: spostate leggermente i pesci per controllare che non si attacchino al fondo. A fuoco spento, aggiustate di sale e di peperoncino, spezzettate un po’ di prezzemolo fresco e aggiungete un filo di olio. Portate in tavola con la teglia ancora in bollore e togliete il coperchio solo davanti ai commensali, che saranno inebriati dal profumo del brodetto. Si comincia a servire partendo dai pesci in superficie che vanno gustati accompagnati da un ottimo pane casareccio e da un fresco Trebbiano d’Abruzzo. Col brodetto rimasto sul fondo della teglia, alla fine, si condiscono i cavatelli, pasta fresca di semola della tradizione vastese, piccoli gnocchi da mangiare col cucchiaio.                                               Foto di Nicola Zinni