Terra Madre: per Carlo Petrini il futuro è nelle mani dei giovani

Deus ex machina sia del Salone del Gusto sia dell’evento gemello Terra Madre, Carlo Petrini, è un uomo animato da una “follia creativa”, come ha detto il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino durante la cerimonia d’apertura, motore di un incontro mondiale alla sua IV edizione, che mette insieme persone provenienti da tutto il mondo che coltivano, pescano, producono cibo di qualità nel rispetto di Madre Terra. Un esercito pacifico di uomini e donne di buona volontà uniti da una grande rete planetaria che combattono una guerra santa senza armi, se non quelle del cibo contro lo sfruttamento terracqueo e umano nel nome del diritto sacrosanto di tutti a mangiare e bere cose buone, di qualità, senza distruggere mari, terreni, foreste, boschi e fiumi. La novità di quest’anno consiste nel fatto che le comunità indigene dell‘America del Sud, Africa, Europa, Australia e Oceania, hanno pronunciato i loro discorsi nelle loro lingue originali: un esempio per tutti, è il gamo, la lingua di Malebo Gancha Maze, contadino etiope che, come un ambasciatore-sacerdote di prosperità e pace ha benedetto con la sua voce tonante la platea, lanciando suggestivamente l’erba fresca portata dalla sua terra, raccolta al mattino prima di arrivare a Torino, in segno di buon auspicio e di fertilità. Gesto di grande efficacia, reso ancor più suggestivo dai canti e dalle musiche dell’Orchestra internazionale per la pace e da un Coro d’eccezione multietnico, composto da ragazzi di età compresa tra i 7 e 18 anni. Una multicolore, suggestiva e ordinata, babele di lingue, culture, saperi e sapori (ospitati al Padiglione 1 del Salone del Gusto coi Presidi Internazionali), in cui sono stati lanciati dalle comunità indigene con forza alcuni j’accuse contro lo sfruttamento sconsiderato delle risorse umane ed economiche della terra da parte di pochi a discapito di molti, partendo da un riferimento al passato colonizzatore e distruttore di tradizioni millenarie, alcune delle quali sono sopravvissute all’oblio grazie a certe comunità che le hanno custodite gelosamente, spesso a pagando prezzi altissimi.  “Le donne, gli anziani, i contadini e gli indigeni sono gli umili custodi del sapere del mondo: bisogna sapere ascoltarli, perché ormai non c’è più tempo e siamo sull’orlo di una catastrofe planetaria ambientale ed economica senza eguali nella storia dell’umanità”, ha detto Carlo Petrini. Il futuro è nelle vostre mani“, ha aggiunto il presidente di Slow Food International rivolto ai giovani, “dovete impegnarvi e farvi sentire dai governi, dai politici illuminati e non, perché siete tanti (qui a terra Madre oltre tremila, ndr) e avete una grande responsabilità verso la Terra e le persone che la popolano: abbiamo e avete dei valori importantissimi di cui andare fieri, che sono la grande forza delle comunità del cibo del mondo: la diversità – che è una grande ricchezza da sempre – la reciprocità – il dono e il contro dono, il dare e l’avere che crea un circolo virtuoso reciproco di scambi – l’incontro e il dialogo“, ha concluso tra l’emozione generale, suggellata da una lunga standig ovation. Su tutto l’aleggiante e silente benedizione della nostra grande e generosa Terra Madre. 

Foto di A. Paola Sgobba