Tanti appuntamenti al Salone del Gusto di Torino

Fuori dal Lingotto Fiere, dimore storiche, castelli e ville ospiteranno 24 appuntamenti con gli chef. Qualche nome su tutti: Alain Ducasse, gran maestro di Francia, Kylie Kwong del Billy Kwong a Sydney (Australia), Petter Nilsson de La Gazzetta a Parigi e Michel Bras del Bras a Laguiole (Francia), Shin Ichiro Takagi dello Zeniya a Kanazawa (Giappone), Alex Gares del Soneva Fushi a Kunfunadhoo Island (Maldive), Oriol Rovira del Rural Els Casals a Sagas in Catalogna (Spagna). Certo non mancheranno i grandi nomi italiani come Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Chicco Cerea, Gennaro Esposito, Davide Oldani, la famiglia Santini. E ancora, i migliori tra i “chiocciolati” delle Osterie d’Italia e gli aderenti all’Alleanza cuochi-Presìdi.

Grande spazio al vino nei Laboratori del Gusto. Tre degustazioni guidate da famosi sommelier: Luca Gardini del Cracco, Federico Graziani de Il luogo di Aimo e Nadia, Olivier Sinclair del Mugaritz, per sottolineare l’importanza delle carte dei vini nell’alta cucina. Agronomi, enologi e biologi, per leggere il vino attraverso i territori e i diversi stili in vigna e in cantina. I vignerons d’Europe che spiegano il senso del limite e il concetto di autenticità, commentandone il risultato nel bicchiere. Non mancano le verticali classiche, le escursioni in territori lontani e poco esplorati, dalla Nuova Zelanda all’Istria, i connubi collaudati, espressione di un terroir, come il formaggio Comté e i vini dello Jura. Otto momenti dedicati alle comunità del cibo e altrettanti ai Presìdi internazionali (dal suino basco euskal txerria al vino in anfora della Georgia) e diciannove agli italiani. E alcune novità: quattro appuntamenti di alto livello sui cocktail, condotti dai migliori bartender mondiali, e tre laboratori intitolati Nutrire la città: come trovare il meglio del cibo buono, pulito e giusto a Milano, a Berlino e a Parigi, assaggiandolo a Torino.

Quattordici appuntamenti esclusivi sono riservati ai soci Slow Food: tra tutti, l’incontro con Aubert de Villaine, gestore di Romanée Conti, il più grande rosso di Borgogna e forse del mondo.

Infine, l’idea più originale di quest’anno, la Cena degli avanzi. Se una delle parole d’ordine di Slow Food negli ultimi tempi è «lotta allo spreco», e il Salone del Gusto ha come fil rouge il tema del riciclo, ecco che si deve dare un segnale forte. Un gruppo di cuochi, dal ristorante stellato all’osteria chiocciolata, quando le porte dell’edizione 2010 si chiuderanno, lunedì 25 ottobre, eserciterà fantasia e tecnica utilizzando come materia prima quanto avanzato dalle cucine del Teatro, dei Laboratori, e prodotti dei Presìdi italiani e internazionali, o dei Mercati della Terra, che non possono essere conservati o rispediti in patria.

Una vera e propria festa, informale e giocosa, firmata da una squadra disposta a giocare con l’estemporaneo. L’aperitivo è a cura di Davide Scabin (Combal.Zero, Rivoli) reduce da cinque giorni nella Sala Slow Wine, i piatti (a tiratura limitata e in ordine sparso) di chef come Alexandre Gauthier (La Grenouillère, Montreuil-sur-Mer), Enrico Crippa (Piazza Duomo, Alba), Luigi Taglienti (Antiche Contrade, Cuneo) Michele Buri (Porcorosso, Torino), Wam Kat (cuoco attivista di Greenpeace), Masayuki Okuda (Al-Chè-Cciano, Giappone) e altri ancora…

Foto Uf. St. Slow Food

Info
www.salonedelgusto.it