Sogni d’estate a Barcellona: città da “Mille e una notte”, frenetica, gaudente e contraddittoria

Se si vuole avere subito un colpo d’occhio generale di questa complessa città, rendersi conto di quante contrastanti mescolanze racchiude in sé, può essere utile salire sul Bus Turistico che, mentre fa il giro, racconta di Barcellona e la sua storia, consentendo al visitatore di scendere dove vuole e di riprendere il viaggio quando vuole. Città moderna della costa occidentale del Mediterraneo, è anche Ciutat Vella (città vecchia) con il Barrio Gotico (quartiere gotico)  sovrastato dalla trecentesca Cattedrale. Poco distante, nella Placa Sant Jaume, si trova il centro politico e amministrativo con il Palau de la Generalitat (il governo autonomo catalano) e la Casa de la Ciutat (il Municipio di Barcellona). La Ribera è dominata dalla splendida Chiesa di Santa Maria del Mar, e in questo accogliente quartiere medioevale, fra caratteristiche stradine e piazzette,  è a portata di mano anche il rinfrancante gelato italiano di “Bella Mia”. Dalla Placa de Catalunya, percorrendo la famosa e movimentata Rambla y El Raval, cuore  della città che non smette mai di battere, né di giorno, né di notte, si arriva fino al Porto, dove il monumento di Cristoforo Colombo guarda il mare.  E lo scenario cambia totalmente! Barcellona è anche una città marittima, aperta. Dall’ampia  spiaggia ha la sua migliore entrata, il suo massimo respiro, uno spazio immenso. Ci si può perdere nell’intreccio di stradine de La Barceloneta, il tradizionale quartiere di marinai e pescatori, impregnato degli odori di frutti di mare e pesce della cucina locale. Dalla parte opposta, con la mitica Tranvia Blau, si può arrivare fino alla funicolare per raggiungere la vetta del  Monte Tibidabo e avere una prospettiva decisamente diversa. Dal Porto vecchio, lungo le Ramblas, nel Barrio Gotic, dall’Avinguda Diagonal o la Gran Via des Cortes Catalanes fino alla bella grande Piazza di Spagna, Barcellona è frenetica, viva e gaudente.

Barcellona teatro della fiabesca immaginazione e della fervida esplosione creativa di Gaudì

Centro fervente di attività culturali e artistiche, la capitale della Catalogna è ricca di importanti monumenti, prestigiosi Musei, importanti Fondazioni, Mostre ed Eventi straordinari. In questa grande città il più rigoroso Gotico si mescola al più fantasioso Modernismo, il Barocco alle più ardite opere d’Avanguardia, ma gli accostamenti non sempre sono felici. A Barcellona primo fra tutti e più amato interprete di questo pensiero è Antonio Gaudì, il cui nome si identifica con il Modernismo Catalano. Carico della complessa e stratificata tradizione culturale spagnola, questo artista non esita ad inserirsi, ad addentrarsi in un mondo allucinante e quasi ossessivo per stupire e rendere questa capitale unica ed attraente. Catalano puro sangue, ha  realizzato progetti significativi e grandiosi come la Casa Batllò e la Casa Milà, detta Pedrera, il Parc Guell, solo per citarne alcuni, ma è soprattutto nella stravisitata Sagrada Familia, ancora incompiuta, che nell’immane confronto con la natura e nell’idea di realizzare un tempio più grandioso di San Pietro, l’eclettico architetto si spinge con un’audacia senza limiti, in un simbolismo sovraccarico che rasenta il kitsch.

 

 

Barcellona è succulenta e prende il turista per la gola. Alla scoperta dei sapori della Ciudad.

Con i suoi mille barris e bodegas dove si consumano a tutte le ore ottimo vino e fresca cerveza, questa città di mare e metropoli cosmopolita è mutevole anche nel clima, come accade quando l’improvvisa brezza marina scaccia prontamente l’afa, rendendo sopportabile anche la più calda delle estati. La ricca e varia cucina catalana rispecchia il carattere di questa città. Fra mar i muntanja nei piatti  carne e pesce si uniscono e si mescolano, così come la frutta fresca a quella secca e le svariate salse armonizzano i sapori. Un incrocio di odori, gusti, forme e profumi tradizionali si intrecciano agli influssi di altre cucine straniere, la cui sintesi più famosa è la paella, nelle sue innumerevoli versioni. La cucina catalana sa sfruttare al meglio le saporite materie prime del mare e della campagna, grandi protagonisti della “cucina di mercato”, perchè i piatti migliori si preparano anche in funzione delle  generose stagioni e dei prodotti che si trovano il giorno al mercato. Il mercato per eccellenza a Barcellona è la Boqueria, o Mercato di San Josep lungo la Ramblas. Allegra, pittoresca, traboccante di frutta, verdura, spezie, carni e salumi, pesci e baccalà, pani, dolci ed erbe aromatiche, questa giornaliera affollata fiera è strapiena di gente che compra, che assaggia, che gira e si fa prendere dal richiamo dei venditori e dalla allegra giostra di colorati sentori che si mescolano e si rincorrono. Prima  e immancabile fra le salse l’allioli, a base di aglio e olio extravergine di oliva, o il romesco  con pomodori, aglio, aceto e olio, o la samfaina con melanzane, pomodori, peperoni e peperoncino, una specie di ratatouille servita con delizia di baccalà, l’escalivada o l’esqueixada  con le mondoguilles amb sìpia, ovvero saporite polpette di seppie. Per non parlare delle variopinte Tapas, deliziose invenzioni, buone per uno spuntino o per un pasto completo, che accompagnano un buon bicchiere di vino o di birra.  E’ curiosa la storia della sua origine. Pare che sia stato il re Alfonso X, el Savio (il Saggio), nel XIII secolo a stabilire che non si dovessero servire bevande alcooliche senza cibo per evitare facili ubriacature! Da allora, piattini con qualcosa da mangiare vennero messi a mò di tappi, (tapar = tappare) sui boccali.  Belli alla vista, delizie per il palato, tipici della più antica tradizione spagnola, sono diventati dei capolavori del gusto in miniatura. La più tipica da queste parti è il pa amb tomaquet, la classica bruschetta strofinata di aglio e pomodoro e bagnata di olio,  che può essere “condita” con tutta la fantasia di cui sono capaci a Barcellona, accompagnata cioè dai frutti di mare o dal famoso jamon serrano, ma anche affiancata a tortillas, al quaeso, ai peperoni. Las tapas incarnano la vocazione molto ludica e  socievole della cultura, non solo gastronomica, di questa terra mediterranea. La succulenta Barcellona è piena di giovani e di locali, di gente calorosa, pronta a scambiare quattro chiacchiere e ad aiutarti, ma, attenzione alla borsa e al portafogli!!! Ladruncoli solerti ed abili sono in agguato,  pronti a colpire!

Foto di Nicola Zinni

 

Barcellona e la Corrida

Città stravagante, pronta a cambiare volto, col vivo desiderio di rottura col passato e con il resto della Spagna ha di recente varato in Parlamento la discutibile decisione di abolire l’arte della Corrida con decorrenza dal 1 gennaio 2012. Certamente la corrida è uno spettacolo, o, meglio, un rito tragico, che contempla  pericolo (a volte anche per gli spettatori!) oltre che crudeltà e morte,  ma la cui storia è strettamente legata a quella della Spagna e del suo  mondo culturale. Pertanto non la si può liquidare frettolosamente ed esultare per la decisione del governo catalano senza tentare alcune riflessioni. Nella recente visita a Barcellona ho avuto la fortuna di avere compagno di viaggio e di Corrida, un buon “afecionado a los toros”( conoscitore e appassionato di corrida), Arturo Nelli, e mi è sembrato opportuno rivolgergli alcune domande per meglio comprendere la decisione del Parlamento catalano.

−    Come e perché si è giunti, secondo te, a questa decisione?
−    Basta essere informati sugli attuali sviluppi della situazione politica in Catalogna e della sua sempre più pressante richiesta di un’ancora più accentuata forma di  autonomia dal governo centrale, per capire che abolendo le corride si è voluto colpire uno dei simboli, anzi l’apoteosi della cultura spagnola, ancora esistenti che legano la Catalogna al resto della Spagna.
−    Ma si possono ipotizzare anche altri motivi, perché tendi a diminuire l’importanza della richiesta di una maggiore protezione degli animali?
−    Innanzitutto occorre sgombrare il campo da ogni equivoco e forma di ipocrisia. Per l’argomentazione concernente la protezione degli animali, essa è probabilmente solo di copertura e, comunque, non è la motivazione principale che ha portato a questa decisione.
−    Perché sostieni questa tesi?
−    Perché è sufficiente sapere in quali condizioni paradisiache vive il toro da combattimento, nei suoi quattro, quattro anni e mezzo circa di permanenza nella “finca”. Ogni toro dispone di una superficie di circa un ettaro di terreno con abbondanza di cibo e di acqua, viene accudito e settimanalmente visitato da esperti veterinari.  Se si pensa, poi, alla fine eroica che lo attende nell’arena, soprattutto se ha la fortuna di incontrare un matador che ne sa svelare l’”enigma”, si comprende come il suo sacrificio sia molto più giustificato e dignitoso di quello di molti altri animali. Pensiamo a come sono allevati, alimentati, trasportati, trattati e uccisi gli animali da macello, anche nella civile Europa!
−   Potremmo ipotizzare anche altri motivi che hanno provocato questa decisione?
−    Certo! Basta citarne solo due: tutto il settore della Plaza Monumental di Barcellona riceverà come indennizzo una cifra che oscillerà fra i 300 e i 500 milioni di euro, secondo fonti spagnole. Si può ipotizzare, poi, che anche la Monumental subisca la stessa triste storia dell’altra Plaza de Toros, Las Arenas e, dunque, sarà trasformata in Centro Commerciale con annesse Sale di Videogiochi.
−  Non si può negare, però, che questa decisione è stata presa democraticamente dietro la presentazione di un’iniziativa popolare firmata da 160.000 cittadini catalani e votata da un Parlamento democraticamente eletto.
−    Qui bisogna stare molto attenti e fare le dovute distinzioni. E’ una ben strana forma di democrazia quella che attribuisce alla maggioranza il diritto di calpestare gli interessi e le aspettative di una minoranza. Sarebbe ben facile gioco rispondere: perché non abolire allora anche la caccia, la pesca o gli zoo, vietare, inoltre, l’uso degli animali per fare altri spettacoli come nei circhi equestri e altro? La democrazia non deve mai smarrire il collegamento con la sostanza dei problemi, limitandosi solo all’aspetto formale delle procedure. Questo per quanto concerne l’aspetto democratico della decisione assunta, ma ce n’è un altro ancora più importante e concerne il rapporto tra la democrazia e la cultura, tra la democrazia e l’arte. E’ lecito limitare o proibire l’espressione di una forma artistica , quale l’arte del toreo è, solo perché la decisione è presa democraticamente a maggioranza? La verità è che una vera democrazia non proibisce. Le proibizioni sono il terreno di cultura delle dittature. Inoltre, una città come Barcellona, che dietro il suo apparente permissivismo e l’ansia di presentarsi come sintesi e incrocio di varie culture, viene presa dalla frenesia di spezzare tutti i fili che la legano al suo passato, e la corrida è uno di questi. Rischia di diventare così non una città con una nuova identità, ma una città senza identità. Se si dimentica da dove si viene, non si sa neanche dove si va, perché non si sa dove si sta!
−    Mi rendo conto che per un afecionado come te la decisione del Parlamento Catalano rappresenti un vero dramma e meriterebbe un discorso molto più profondo e lungo.  Con queste premesse potrà sopravvivere un’arte come quella della corrida, anche nel resto della Spagna?
−    Forse ancora nell’immediato, ma non vedo sviluppo a medio e lungo termine. Tutto diventa più problematico dopo questa decisione, anche perché i valori profondi che stanno alla base e sostengono quest’arte, sono stati profondamente stravolti dagli sviluppi consumistici subiti dalla società e dalla cultura occidentale e, dunque, anche da quella spagnola. Mi piace chiudere citando una frase di José Ortega Y Gasset:” La storia dell’arte del toreo è legata a quella della Spagna, tanto che senza conoscere la prima non è possibile comprendere la seconda”.

Secondo Arturo Nelli, che ci ha offerto vari elementi di discussione, di provocazione e di riflessione, è, dunque, un giorno triste non solo per gli appassionati della Corrida e della Spagna, ma  anche più in generale per la cultura, per la democrazia e per l’arte, quello in cui la Catalogna ha preso la storica decisione.