Slow Wine 2010 Montalcino: le degustazioni

 

 

La giornata di presentazione è proseguita al Centro Congressi, nel bello spazio ricavato all’interno della struttura del municipio. All’ingresso, ci hanno consegnato la guida, il calice e la tracolla con il simbolo della chiocciola Slow. Nel primo salone erano presenti i produttori di Montalcino più importanti, un’occasione quasi irripetibile per assaggiare tutte insieme bottiglie toscane anche molto rare (e care).

Primo assaggio obbligatorio per il capolavoro di Biondi Santi, quel Brunello Riserva 2004 che segna il grande ritorno al successo di critica e tra gli appassionati per Franco Biondi Santi. Già bevuto qualche mese fa, lo avevamo giustamente trovato un po’ indietro e riottoso ad aprirsi, salvo poi scoprirlo con un passo da fuoriclasse dopo qualche ora. Qui troviamo già un bicchiere più disteso, dove i frutti, i fiori e la terra del Sangiovese sono in perfetta armonia, in un quadro di acidità spiccata ma non aggressiva. E’ un vino che va atteso negli anni, forse nei decenni, benché offra grande godibilità fin da adesso.
Abbiamo poi approfittato del relativo affollamento iniziale per soffermarci con altri assaggi ilcinesi: il Brunello Riserva 2004 di Laura Brunelli  Chiuse di Sotto, con il suo carattere espressivo, a metà tra il nobile e il verace, senza perdersi mai in inutili interventi retorici con il legno, fino ad un finale acuminato; altra Riserva 2004, quella di Andrea Ciacci, Tenuta di Sesta, soave e varietale, di respiro tradizionale, legata al Cru Sesta, con un’eleganza sicura e classica.
Sempre in tema Sangiovese, lato chiantigiano, un importante assaggio per Monteraponi, sia la Riserva Il Campitello 2007 sia il Chianti Classico Riserva Baron’Ugo 2006: profumatissimo e di beva vorticosa, acidità e piccoli frutti rossi perfettamente fusi, arancia, rosa. Un passo importante, paragonabile a molti buoni Brunello e ai migliori raddesi. Splendido il rimando a bicchiere vuoto.
Ancora Radda in Chianti, con il Pergole Torte 2007 di Montevertine. Prestigioso IGT, storico, tutto Sangiovese, compresso ma già dotato di buon equilibrio, particolarmente dopo l’areazione. Mantiene ancora un potenziale inespresso, da gustare negli anni, dopo un inevitabile (direi usuale, se ragioniamo di Pergole Torte) periodo di relativo mutismo gusto-olfattivo.
Un sempre interessante Chianti Classico 2007 di Val delle Corti, rigorosamente raddese, nello stile naturale imposto da Roberto Bianchi, mente autorevole nel movimento di rinascita dell’orgoglio autoctono, con precise scelte nell’approccio bio in vigna e in cantina, esaltando i caratteri di Sangiovese e Canaiolo. Lo considero un vino quasi “mistico”, per come riesce sorprendentemente a cambiare a bottiglia aperta, quindi sacrificato dai tempi stretti della manifestazione pomeridiana.
Presente anche Caparsa, per chiudere la panoramica dei produttori dell’area storica di Radda, con il suo vino base (quotidiano), Rosso di Caparsa 2009, in quest’annata 100% Sangiovese (solitamente includeva le uve bianche), espressione verace e genuina delle vigne di Caparsino.
Ancora Sangiovese, dalla fantastica enclave terrazzata di Lamole, ben rappresentata da I Fabbri di Susanna Grassi; e il Chianti Classico di Castellinuzza e Piuca. In particolare, un assaggio del Chianti Classico Terra di Lamole 2008 de I Fabbri, Sangiovese con piccolo saldo di Canaiolo, da vigne a rittochino (le uve da vigne terrazzate sono nella Riserva): di rara espressività, non privo di difetti riduttivi. Torrefazione e liquirizia al naso, con volatile acetica alta. Di schietta veracità in bocca, ma tutt’altro che semplice e banale, con ampio spettro aromatico e profondità floreale lamolese.
Ancora una zona del Chianti Classico ben rappresentata, Castello di Monsanto, la Riserva Il Poggio 2006, con un bel naso floreale e una materia mobile ed in evoluzione, armonico e tattile: una bella espressione classica e raffinata del territorio, sin dagli anni ’60. Siamo passati poi a due assaggi di prestigiosi blend toscani. Il Sassicaia 2007, portabandiera di Bolgheri ed icona del vino italiano nel mondo, è balsamico, ha in sé le giuggiole, un’ acidità distesa, e progredisce con la consueta eleganza e in piacevole dissolvenza. Il Tenuta di Trinoro 2008, dell’azienda omonima nelle vicinanze di Sarteano, è un esuberante mix di Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, ben marchiato dalla macchia mediterranea, con una grande ricchezza aromatica e netti riconoscimenti di ginepro, rosmarino e timo.