Save the fruits: oggi a Casola Valsenio per salvare dall’estinzione i frutti di una volta

A partire dal dopoguerra c’è stato un lento declino di queste varietà  considerate poveri dai contadini, che le hanno abbandonate al loro destino per coltivare varietà più à la page, lanciate durante il boom economico su un nuovo mercato ortofrutticolo e su scala industriale. Peraltro, questi frutti sono sempre stati simbolo di miseria e stenti: dunque, perché rimpiangerli? Rimossi e seppelliti in qualche museo o angolo della memoria, sono comunque sopravvissuti in alcun frutteti di gente di buona volontà che non ha dimenticato la loro bontà. Allora, ben venga la Festa dei frutti dimenticati di Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, pensata già vent’anni fa, che oggi, domenica 17 ottobre, li celebra con bancarelle di frutti freschi, confetture e marmellate, stand gastronomici che offrono specialità autunnali, ristoranti con menu dedicati, incontri e convegni, L’ideatore è Beppe Sangiorgi, storico delle tradizioni popolari, che ha ricreato un interesse intorno a queste varietà sulla scia di Tonino Guerra che, nel 1989, creò il primo Orto di un centinaio di frutti dimenticati a Pennabilli. Finalmente, di recente, alcuni agricoltori sono tornati a piantare il giuggiolo, a coltivare la mela rosa e il prugnolo. Decine i frutti dimenticati: salviamo i sapori della memoria, più che mai attuali, in un mondo che per sopravvivere deve salvaguardare la biodiversità.

 

 

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