Riflessioni su Tutto Food 2011

Riflessione questa che nasceva spontanea ascoltando la presentazione – avvenuta a Milano nello splendido chiostro del Teatro Grassi – della prossima edizione di Tuttofood (Milano, 8-11 maggio 2011), evento lanciatao da Fiera Milano con grandi ambizioni e giunta alla sua terza edizione. La mente correva, ascoltando il fluire degli interventi, al composito quadro di fiere (annuali o biennali) dedicate all’alimentazione, spesso fra loro similari (fra le maggiori si diversifica unicamente il Salone del Gusto), ma nessuna tale da imporsi come appuntamento di riferimento per il business internazionale dell’alimentazione lasciato a momenti espositivi di altre nazioni che, senza nulla togliere, hanno tradizioni gastronomiche decisamente non confrontabili con quella, anzi quelle, del nostro Paese.
E così in quest’Italia eternamente divisa (anche in questo settore) tra Guelfi e Ghibellini le nostre aziende per incontrare il mercato internazionale in tutte le sue componenti devono andare all’estero. Si assiste così allo spettacolo esaltante e triste allo stesso tempo per cui nei Saloni leader, in qualsiasi Paese si svolgano, la presenza italiana è la più numerosa (dopo quella dei padroni di casa) e naturalmente la più apprezzata dagli operatori e opinion leader internazionali. A volte gli espositori italiani in queste occasioni sono più numerosi che nei principali eventi italiani! Ora a Milano esistono tutti i presupposti per creare una manifestazione che possa competere ad armi pari con quelle di Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti alle quali fa riferimento il grande business internazionale: un quartiere fieristico ampio e attrezzato, un sistema di comunicazioni completo (aeroporto internazionale, alta velocità ferroviaria con metropolitana di collegamento alla Fiera e possibilità di accedere ai padiglioni senza attraversare la città), un sistema alberghiero ampio e articolato e una città abituata ad affrontare con successo grandi appuntamenti mondiali come i Saloni del Mobile.
Alla Fiera di Milano spetta, quindi, il compito non facile di creare le condizioni al sistema del food italiano di saper cogliere l’opportunità – superando antichi ‘campanili’ e prudenti attese – per creare finalmente in Italia quell’appuntamento internazionale importantissimo per tutti, specialmente per i produttori. Intenzioni e programmi di Tuttofood illustrati dagli organizzatori sembrano quelli giusti: speriamo che la verifica della realtà dall’8 all’11 maggio sia positiva. Affiancare a Tuttofood i due saloni dedicati rispettivamente alle Tecnologie per la sicurezza alimentare (Safe Food Tech) e al Biologico certificato (Bto Bio Expo) indicano attenzione alle tematiche in atto nel mondo del food e soprattutto a quelle che diverranno primarie in un futuro non lontano.
Un Salone che vuol essere leader nel business internazionale deve, infatti, considerare l’alimentazione sotto tutti gli aspetti: dei Paesi ricchi in cui la certezza di alimentarsi può assumere aspetti edonistici, etici, filosofici, salutistici e di sicurezza, ma anche di quei Paesi in cui esistono difficoltà di sussistenza alimentare e ai quali occorre assicurare prima di tutto il cibo, naturalmente preservandone salubrità e sicurezza.
Il successo dell’edizione 2009 di Tuttofood (un +28% certificato dalla struttura internazionale Auma) in un anno di crisi economica mondiale fa ben sperare per il futuro e conferma la validità dell’abbinata ‘forte internazionalità/formula B2B’ indispensabile per essere considerati dai leader dei mercati internazionali.
Per raggiungere, ed esistono tutte le condizioni di base perché ciò avvenga, i suoi ambiziosi obiettivi Tuttofood deve aiutare le aziende italiane che vogliono esportare – e che oggi sono costrette ad andare nei Saloni esteri (e non è vero che i costi globali di una partecipazione all’estero siano inferiori a quelli di Milano). In che modo? Portando in maniera massiccia i player internazionali anche e, guardando al futuro, soprattutto dai mercati meno maturi, ma con grande potenzialità come quelli delle aree asiatica, pacifica e sudamericana. Nell’incontro con la stampa gli organizzatori hanno mostrato di aver ben chiaro di dover effettuare investimenti pluriennali di risorse umane ed economiche per tradurre in ‘presenze’ le due linee che fanno grande oggi una manifestazione italiana dedicata al food: il nostro mercato è divenuto strategico per i produttori esteri, essendosi in Italia sviluppato di molto il consumo di cibi etnici e parimenti i mercati esteri sono alla ricerca di partner italiani per completare le loro gamme di prodotti e rispondere alle proprie domande interne.
Impegno che non può essere limitato all’appuntamento biennale di Milano, ma deve svilupparsi in continuo con attività nei Paesi più interessanti (Vinitaly insegna): positivo, quindi, l’annuncio che nel 2012 Tuttofood insieme con Host (la manifestazione dedicata alle tecnologie per l’ospitalità, altro settore in cui l’Italia è leader mondiale) svilupperà eventi in Brasile, India e forse in Cina.
Tuttofood mostra, così, un forte impegno a essere innovativo ed espositivamente completo: infatti, insieme alle sinergie con gli altri due Saloni annunciati verranno create due aree tematiche dedicate ai surgelati e alle bevande. Vi sono tutte le premesse perché l’Italia non manchi questo appuntamento che rischia di essere l’ultima possibilità per occupare anche fieristicamente quel ruolo internazionale che le competerebbe per le eccellenze alimentari, la grande cucina e, infine, per avere l’unica dieta al mondo dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità: la Dieta Mediterranea.