Ratatouille: quando lo chef è un roditore

premiatissima opera Pixar del 2008 sul concetto stesso di alta cucina, ma proviamo a giustificare questo entusiastico giudizio. L’idea stessa di creare un topo chef è decisamente spiazzante, ma assolutamente geniale: la scelta di non creare un “topo Disney” ma di lasciare che Rémy (il protagonista) e i suoi “colleghi” appaiano realmente per quello che sono, delle vere pantegane, ne fa la chiave di volta di tutta la pellicola. La sottolineatura è di quelle da doppia lettura: Rémy è realmente un “diverso”, in tutto e per tutto, e la sua stessa presenza in una cucina di ristorante è un assoluto nonsense. Qui entra in gioco la tipica interpretazione Disney della diversità, declinata in innumerevoli suoi film, per cui il diverso, il nerd, quello fuori dagli schemi (lo sfigato, in sintesi), in realtà è una risorsa, una potenzialità inespressa, un sovvertitore del sistema in senso positivo e produttivo. È quasi una critica all’omologazione “di sistema” che pure è una parte preponderante della civiltà occidentale. Per una volta, senza quel senso di malcelata pietas verso i più deboli, usata quasi per sublimare il senso di colpa di una società, quella statunitense, che mantiene decisamente ai margini chi è meno fortunato.
Non a caso, forse, la pellicola è interamente ambientata in Europa, in una Parigi ricostruita dal punto di vista di un topo, operazione per la quale regista, sceneggiatori e animatori hanno fatto sopralluoghi della città praticamente ginocchioni, scattando centinaia di immagini “ad altezza topo”, per poter dare più verosimiglianza alle (splendide) scenografie. Ma Parigi è anche la capitale dell’alta cucina per antonomasia, ed era indubbiamente l’unica scelta logica per l’ambientazione della storia. È, quindi, quasi paradossale che per la consulenza la produzione si sia servita di uno chef “made in USA” come Thomas Keller, proprietario e chef del “The French Laundry” di Napa Valley, un talento puro internazionalmente riconosciuto, che ha creato la variazione della Ratatouille che dà il nome al film e che nel film è fedelmente riprodotta. Keller ha inoltre fornito consulenze sulla cucina, la sua organizzazione, la stessa disposizione di apparecchi e suppellettili, e con i suoi consigli gli animatori hanno realizzato oltre duecento ricette, cucinandole realmente, fotografandole come referenza per il film… per poi mangiarsele.
La storia, di per sé, è abbastanza prevedibile, condita comunque con numerosi colpi di scena ed esilaranti gag che ne mantengano il ritmo a livelli sostenuti e godibilissimi, facendola viaggiare veloce e leggera, per una volta senza una miriade di citazioni da altri film, con l’inevitabile “happy end” che lascia appagati e soddisfatti, anche se decisamente affamati.
Una scena, però, merita una menzione speciale: la recensione del critico gastronomico Antoine Ego alla cucina del topo Rémy, che giunge quasi al termine della storia e che, credo non a caso, introduce il lieto fine. In effetti, più che una critica è sostanzialmente un’autocritica, dove il mondo dell’alta gastronomia e tutto il circo mediatico che gravita attorno ad esso si fermano un attimo a riflettere su sé stessi e, guardandosi allo specchio, vengono ridotti a più miti consigli, riportando, per una volta, tutto ad un livello più… umano.

Ratatouille

USA 2007
Durata    117 min
Genere    animazione
Regia    Brad Bird, Jan Pinkava
Soggetto    Jan Pinkava, Jim Capobianco, Brad Bird, Emily Cook e Kathy Greenberg
Sceneggiatura    Brad Bird
Produttore    Brad Lewis
Casa di produzione    Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Art director    Harley Jessup
Animatori    Pixar Animation Studios
Fotografia    Sharon Calahan, Robert Anderson
Montaggio    Darren T. Holmes
Musiche    Michael Giacchino

Doppiatori originali
Patton Oswalt: Rémy
Lou Romano: Alfredo Linguini
Janeane Garofalo: Colette Tatou
Peter Sohn: Émile
Brad Garrett: Auguste Gusteau
Ian Holm: Skinner
Brian Dennehy: Django
Peter O’Toole: Anton Ego
Will Arnett: Horst
Julius Callahan: Lalo,
Francois
James Remar: Larousse
John Ratzenberger: Mustafà
Teddy Newton: Avv. Talon Labarthe
Tony Fucile: Pompidou
Jake Steinfeld: Git
Brad Bird: Ambrister Minion

Doppiatori italiani
Nanni Baldini: Rémy
Massimiliano Alto: Alfredo Linguini
Domitilla D’Amico: Colette Tatou
Edoardo Stoppacciaro: Émile
Alessandro Rossi: Auguste Gusteau
Riccardo Peroni: Skinner
Dario Penne: Django
Pietro Biondi: Anton Ego
Paolo Marchese: Horst
Gianfranco Miranda: Lalo
Massimo De Ambrosis: Francois
Marco Mete: Larousse
Renato Cecchetto: Mustafà
Ambrogio Colombo: Avv. Talon Labarthe
Fabrizio Russotto: Pompidou
Mauro Magliozzi: Git
Manfredi Aliquò: Ambrister Minion

Premi
Oscar 2008: miglior film d’animazione
Golden Globe 2008: miglior film d’animazione
Kansas City Film Critics Circle Awards 2008: miglior film d’animazione
National Board of Review Awards 2007: miglior film d’animazione
Ioma 2008: miglior film d’animazione