Quattro passi fra i termini gastronomici

Questa usanza è poi continuata per tutto l’Ottocento, accomunando principi e cocottes, condottieri e ballerine in un gran calderone profumato. A Louis Nointel, marchese di Béchameil, ad esempio, o più probabilmente al suo cuoco, si deve l’invenzione della famosa salsa, pietra miliare della grande cucina. E chi sarà mai quella Camargo, cui hanno dedicato un delizioso soufflé? Ebbene, Marie-Anne Camargo trionfava come ballerina nella Parigi della metà del Settecento: principi ed imperatori erano ai suoi piedi. A lei, celebre riformatrice della danza classica e creatrice del pas de basque, sarebbe stato dedicato il celebre Soufflé Camargo composto di mandorle e mandarini. Certo, William August, duca di Cumberland, che per oltre un ventennio calpestò i campi di battaglia inglesi alla metà del sec. XVIII, non sarebbe felice di sapersi passato alla storia per una famosa e ghiotta salsa alla gelatina di ribes e buccia d’arancia, profumata al Porto, ottima con la cacciagione, chiamata appunto salsa Cumberland. E’, invece, ancora avvolto nella nebbia il personaggio della mitica Suzette che diede nome alle famose crèpes. Certe malelingue raccontano di una sera nella quale Edoardo VII, ancora Principe di Galles, sedeva con una splendida ragazza ad un tavolo dell’Hotel de Paris a Montecarlo. Lo chef servì in quell’occasione una sua strabiliante invenzione e, servendola personalmente in tavola, propose al principe di chiamarla Crèpes princesse. Edoardo, ammiccando alla sua bella ospite rispose al cuoco: “Se sono dedicate a lei, puoi chiamarle semplicemente Suzette!”. Beh, se la storia non è vera, è per lo meno bene inventata. Proseguendo su questa strada, è bene anche sapere che fu il celebre cuoco Montmirail a dedicare al visconte di Chateaubriand i famosi medaglioni tagliati dal cuore del filetto, così come è opportuno informare i  teenagers appassionati di panini che il famoso tramezzino deve il suo nome al quarto conte di Sandwich, accanito giocatore di carte che non abbandonava mai il tavolo da gioco. Il suo maggiordomo, per non vederlo deperire rapidamente, lo sosteneva con fette di pane farcite con ottimo roastbeef. Non sappiamo con che cosa li innaffiasse, ma di certo il conte sopravvisse e con il panino anche il suo nome. La celebre trota salmonata alla Cambacérès, farcita di gamberetti, è invece una nota invenzione dell’omonimo arcicancelliere di Napoleone Bonaparte: al congresso di Luneville, nel quale nel 1801 si trattava la pace tra Francia e Austria, l’arcicancelliere tirava i fili politici alla sua sontuosa tavola. Napoleone stesso dovette ad un certo punto intervenire  per il ritardo con il quale i dispacci  tornavano da Parigi, ritardo causato dal surplus di lavoro dovuto al trasporto  delle derrate alimentari per la mensa di Cambacérès. Il nostro grande Gioacchino Rossini, peraltro, ha una lista di vivande che portano il suo nome tanto lunga da poter essere raccolta in un volume: dalla gallina, ai tournedos, dalle salse ai maccheroni, tutto rigorosamente guarnito con tartufi e fegato d’oca. Molte ricette sono sicuramente di sua invenzione, come quella dei celebri bucatini che lui stesso farciva di fois gras, servendosi di una apposita siringa di avorio e argento da lui inventata e che si era fatto costruire da un gioielliere parigino. E, per finire, ricorderemo che tra i grandi piatti della cucina francese ci sono i famosi “epigrammi di agnello“. L’aneddoto, probabilmente vero, ci porta in uno dei salotti letterari più prestigiosi della Parigi della metà del ‘700. Qui una dama “preziosa”, di non eccellente cultura, sente raccontare da un ospite di aver gustato qualche sera prima durante una cena, “degli ottimi epigrammi”. Non immaginando nemmeno  lontanamente che si trattasse di versi letterari, tornata a casa la graziosa dama chiama il suo cuoco e gli ordina di preparare un piatto di epigrammi, per la cena importante che avrebbe offerto la sera successiva ai suoi illustri ospiti. Il cuoco, dopo una rapida ed infruttuosa indagine, non si perde d’animo e sui fornelli crea le famose cotolette di agnello. La sera dopo, gli ospiti compiaciuti fanno chiamare il cuoco e gli chiedono cosa fosse quella leccornia. “Epigrammi di agnello alla Michelet” rispose senza scomporsi. E l’ilarità generale venne scambiata dalla giovane signora per un’ovazione al suo cuoco.

 

Foto Archivio Zanini