Osteria Porta di Po

 

 

 

 

Il rispetto della stagionalità dei prodotti usati è il primo comandamento di questo locale, osservato fedelmente, rintracciando ogni giorno il meglio della tavola tra i produttori. Nel menu non manca mai la carne cruda (rigorosamente di Fassone, pregiata razza piemontese), un’antica ricetta contadina, per cui la carne viene “tritata” a mano battendola con un grosso e affilato coltello, perché non perda i succhi e non si strappi, come quando viene utilizzato il tritacarne. “Il passaggio nel metallo provoca, secondo i tradizionalisti, un’alterazione del sapore oltre che della consistenza”, dice lo chef Giorgio Marone. “Rompendo le piccole fibbre farebbe disperdere i succhi e la carne perderebbe la sua croccantezza. Importante anche il condimento, olio d’oliva, sale e pepe. L’aglio, se utilizzato, deve essere schiacciato con la mano per romperlo leggermente in modo che possa cedere il profumo e tolto prima di servire oppure passato sopra i rebbi della forchetta”. In stagione, a questo canonico antipasto possono essere aggiunte sottile fettine di fungo porcino od ovuli oppure lamelle di tartufo bianco d’Alba per profumare in modo delizioso il piatto. Una gradita sorpresa è riservata dalle Escargot à la Bourguignonne, gustosissime lumache di vigna assolutamente da non perdere. Altri baluardi della cucina tradizionale sabauda proposta dallo chef sono i Tajarin al sugo di salsiccia di Bra (di carne di manzo), gli Agnolotti del “plin” (cosiddetti dalla chiusura della pasta sottilissima, che avviene con un ‘pizzico’) serviti “al fumo”, cioè senza condimento per gustare al meglio il sapore del ripieno. Un’alterativa intrigante sono gli Gnocchi al Castelmagno, cremose ellittiche bontà che allietano i palati anche più diffidenti. Tra i secondi non può mancare il Brasato di vitello piemontese e la Coscia di coniglio, oltre a una strabiliante Guancia di vitello all’Arneis, eccellente vino bianco prodotto nel Roero, zona contigua e consorella delle Langhe. Per rimanare nel solco della tradizione nella carta dei dolci primeggia il Bonet langarolo (sorta di budino a base di amaretti e cacao), lo sbalorditivo Zabaione e, in stagione, il Montblanc preparato in porzioni individuali: un  vero  trionfo di panna montata e castagne delle montagne piemontesi. Attenta e curata la selezione dei vini di territorio. Un valore aggiunto all’Osteria Porta di Po, peraltro, viene dal fatto che affaccia su una delle più belle piazze d’Italia con una spettacolare vista sulle colline torinesi. Anche il nome Porta di Po ricorda la storia di Torino. Nel Settecento, infatti, sorgeva nei pressi del ristorante uno dei quattro ingressi alla città, una porta monumentale  demolita dalle truppe napoleoniche nel 1801. I viaggiatori che transitavano dalla Porta di Po, percorrendo l’attuale via Po (allora si chiamava Contrada di Po) entravano da lì in piazza Castello, cuore pulsante della Torino capitale del regno sabaudo. D’estate, all’Osteria Porta di Po si può sedere all’esterno per godere appieno una vista della bellissima Piazza Vittorio, una delle più grandi d’Europa (la più grande tra quelle interamente porticate, con al fondo, oltre il fiume Po, la Chiesa della Gran Madre di Dio), in inverno, invece, basta chiedere un tavolo vicino alle vetrate del locale per avere uno sfondo artistico d’eccezione, giusto compendio di sapori fuori del comune.

Foto di Oretta Zanini De Vita e Piera Genta

Osteria Porta di Po 

Piazza Vittorio Veneto 1e

Torino

Tel. 011.8127642

Domenica e lunedì chiuso

www.portadipo.it