Montalcino, città del Brunello e del miele

 

Un luogo dalla lunga storia – che parte dagli Etruschi per arrivare ai Longobardi fino alle vicende rinascimentali, quando la città è contesa tra Firenze e Siena – impreziosito da edifici bellissimi come il Palazzo Comunale e la chiesa di origini trecentesche di S. Agostino, oggi sede dei Musei cittadini. A proteggerlo la Rocca, esempio di architettura militare praticamente intatto, una specie di castello-recinto edificato nel 1461 che ha inglobato una parte delle mura duecentesche, il torrione di San Giovanni e di San Martino. Fortezza a forma pentagonale, il suo perimetro, da cui si gode una vista mozzafiato, è percorribile mediante un camminamento di ronda collegato da casseri e torri. Una città dal passato glorioso con un presente recente legato al Brunello di Montalcino, vino protagonista del rinascimento enologico toscano degli anni Ottanta. Ottenuto dal Sangiovese Grosso, vitigno poco prolifico con uve a bacca piccola, buccia spessa che dà vini colorati e scuri, il Brunello ha un potenziale di invecchiamento molto elevato. Autoctono, diffuso in Emilia Romagna e, da qualche tempo, impiantato anche altrove, si distingue dal Sangiovese Piccolo, detto anche Sangioveto, che invece è base del Chianti: una tipologia che in molti casi, in seguito a una coltivazione esasperata, ha condotto a rese molto alte a scapito della qualità. Uno straordinario Brunello di Montalcino è prodotto dall’azienda Villa I Cipressi di Hubert Ciacci, che ha ottenuto 94 punti su 100 con l’annata 2005 dall’autorevole Wine Spectator (aprile 2010), come “vino dai favolosi aromi floreali, profumato di incenso, spezie indiane e frutti scuri. Elegante e pieno di finezza”. Un giudizio lusinghiero, che condividiamo in pieno, assai gratificante per un piccolo produttore illuminato, nonché apicoltore di Montalcino, che è anche Città del Miele. “Una nota positiva viene dal bilancio dalla XXXIV edizione della Settimana del miele di quest’anno (tenutasi nel settembre scorso, ndr), perché le api hanno ricominciato a ripopolare i campi del nostro territorio”, spiega il simpatico, barbuto Hubert. “Qui si produce l’1% del miele italiano (circa 100.000 chili), in prevalenza millefiori, acacia, corbezzolo e castagno”. Attività antica, l’apicoltura è da sempre voce rilevante nell’economia montalcinese. “L’allarme, in parte rientrato, per la morìa delle api è imputabile all’inquinamento, all’uso sconsiderato di pesticidi in agricoltura, ai parassiti, alle mutazioni climatiche”, sottolinea. “Guai se questi operosi insetti scomparissero, sarebbe un disastro sia per la natura sia per l’economia”. Non sono toni apocalittici i suoi, ma una mera realtà messa in risalto da chi pratica l’apicoltura nomade. “Ho iniziato a produrre miele trent’anni fa, spostando le arnie secondo le varie fioriture nelle diverse zone della Toscana. Successivamente, ho impiantato olivi e viti, tre ettari di Sangiovese Grosso situate a sud della città, coi quali nel 2000 ho iniziato a produrre Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino. L’esposizione e l’irraggiamento solare dei terreni situati a sud del comune contribuiscono a una perfetta maturazione delle uve, mentre il terreno sabbioso-limoso dà grande struttura, volume e un’elevata gradazione alcolica al vino. Un altro mio appezzamento calcareo-argilloso dona alle uve aroma, profumo e una bassa acidità, il che mi permette di ottenere un blend che arricchisce e migliora la qualità del prodotto finale”. Il suo Brunello è austero, ma sa mescolare compostezza e facilità, un gran vino che si abbina felicemente alle preparazioni classiche toscane. L’Azienda Agricola Villa I Cipressi ha una vendita diretta, dove si possono visitare i laboratori, la cantina – particolarissima, perché dipinta ispirandosi a un quadro di Waltraud Redl – e le arnie che si trovano nel giardino di ulivi davanti al laboratorio. Entrati nel negozio è difficile uscirne senza aver comprato il vino di Hubert, la sua Grappa di Brunello, l’olio extravergine, i suoi mieli, nonché una serie di prodotti derivati dall’oro delle api, quali liquori, caramelle e biscotti.

Mangiare ai piedi della Fortezza

Dopo aver visitato il centro storico – da non perdere il Loggiato di Piazza del Popolo, la Cattedrale in stile neoclassico, la chiesa di Sant’Egidio e di San Francesco – non può mancare una tappa del gusto all’Osteria di Porta al Cassero. Sosta obbligata che appaga prima la vista col suo interno in pietra, le travi, le volte, le pareti con stampe e foto d’epoca di Montalcino, e poi il palato coi piatti della tradizione, baluardi della gastronomia locale. Pochi ma buoni, in carta sono sempre gli stessi, frutto della consolidata pratica culinaria della mamma e della nonna di Silvia Cecchini, che sta in sala insieme al papà Piero. Un locale senza fronzoli, spartano, frequentato anche dalla gente del posto; l’ambiente è confortevole, i tavoli hanno tovaglie di carta. Si inizia coi Crostini senesi (ottimi quelli al fegato) e degli affettati deliziosi, degno preludio ai Pici al ragù, all’aglione (tanto aglio e pomodoro) o con le briciole (di pane), ma anche alla Pappa al pomodoro e al Cinghiale coi fagioli all’uccelletta. La lista dei vini è ristretta ad ottimi Brunelli, ordinabili anche al bicchiere. Deliziosa la Zuppa inglese della casa (ma volendo ci sono sempre i cantucci col Vin Santo in alternativa), giusto finale della tavola schietta ma di livello dell’Osteria, dove si sta bene non solo per l’ottimo cibo, ma anche grazie a un servizio solerte e alla mano.

Villa I Cipressi
Località Villa I Cipressi
Montalcino (Siena)
Tel. 0577.848640
www.villacipressi.it
hubert@villacipressi.it

Osteria di Porta al Cassero
Via della Libertà 9
Tel. 0577.7847196
Ch. merc.
25 € vini esclusi

 

B&B
Porta Castellana
Via S.Lucia 20
Montalcino (Siena)
Tel 0577.839001
Mob.328.2793202
www.portacastellana.it

 

Una dimora antica con belle e ampie camere con vista sul giardino, su Montalcino – che domina il B&B dall’alto – e sulla Val d’Orcia. Si è in paese, pur avendo la sensazione di essere immersi nell’incontaminata campagna toscana. A colazione, marmellate fatte in casa, pane fresco appena sfornato, frutta di stagione e succhi di frutta biologici.

Foto di Clara Ippolito

One Response

  1. Alessandro Trudda 28 aprile 2014