La Signora Giovanna

Vi andavo per comprare il vino per i pasti quotidiani, portando con me la bottiglia vuota da un litro che lei, puntualmente, sciacquava sempre prima di riempire.
“E’ pulita” le dicevo convinta.
Lei mi sorrideva ma non mi dava mai ascolto e, ostinatamente, dandomi le spalle, si avvicinava al piccolo lavandino posto dietro il bancone, apriva il rubinetto dell’acqua e lavava delicatamente la bottiglia.
Dopo averla riempita, ne chiudeva il collo con un foglietto rettangolare di carta paglia che fungeva da tappo, preparato sempre in anticipo.
La signora Giovanna puliva con una pezza di daino il banco sul quale si depositavano le gocce di vino colate dai bicchieri colmi appena serviti ai suoi soliti clienti, per lo più gli anziani della zona.
I suoi erano gesti lenti, ripetitivi e avevano su di me un effetto rilassante, quasi ipnotico e per questo mi proponevo sempre io di andare da lei, al contrario di mia sorella e di mio fratello che invece si annoiavano.
La signora Giovanna vendeva due tipi di vino bianco sfuso: uno, che costava 500 lire al litro, l’altro, 600.
Io, astemia convinta e quindi indifferente ai migliori sapori del vino, compravo quello da 500 lire.
Mio padre puntualmente mi chiedeva: ”Anna, è il vino da 500 o da 600 lire?”
“500 – rispondevo.
“No, devi comprare quello da 600 perché è più buono” mi rimproverava bonariamente.
Ma io non gli davo ascolto e sistematicamente chiedevo alla signora Giovanna:
“Mi dia un litro di vino bianco da 500 lire, per favore”.
Durante un pranzo, non avendo il coraggio di deludere ancora una volta mio padre che, con ostinazione, mi aveva chiesto se quel vino fosse da 500 o da 600 lire, gli risposi, mentendo:
”Da 600, papà”.
Egli mi disse orgoglioso e sicuro di sé: “Infatti! Si sente che è più buono!”
Colsi così quell’occasione, servitami su un piatto d’argento, per aggiungere altra allegria a quella che c’era già solitamente tra noi durante i pasti:
”Scherzo, papà! E’ sempre quello da 500 lire!”
La fragorosa risata dei miei fratelli, unita a quella di mia madre, tolse mio padre dall’imbarazzo del momento e io mi affrettai a farmi perdonare correndo da lui ad abbracciarlo con tutta la forza che le mie esili braccia da adolescente riuscivano a sprigionare.
Avevo ragione io: il vino della signora Giovanna era buonissimo. A prescindere dal prezzo.