La mozzarella dipinta di blu

Ma che storia è questa? Come è possibile che noi, depositari dei segreti del bocconcino di latte vaccino, nonché di bufala, ci facciamo produrre le mozzarelle in terra teutone? Così è, però, di fatto, anche se non ci pare. La brutta storia è accaduta ad Alpignano, nel Torinese, la settimana scorsa, quando alcuni clienti di un discount Eurospin hanno fatto l’amara scoperta, acquistando una confezione di mozzarella che, sorpresa, era diventata blu (lo stesso è accaduto a Padova, Bologna, Bari e Trento, tanto che la nota catena di distribuzione ha fatto ritirare dai suoi punti vendita tutte le mozzarelle). Immediatamente è scattato un blitz dei NAS di Torino che hanno sequestrato nella zona di distribuzione di Greggio, nel Vercellese, dove arrivano dalla Germania i latticini destinati al Nord Italia, 70 mila confezioni di mozzarella. Ma cos’è che tinge le mozzarelle di blu? Forse un batterio, come risulta dalle prime analisi eseguite, ma ce ne sono altre in corso per verificare la causa dello strano evento. Ciò però non tranquillizza i consumatori, sempre più alla mercé delle insidie alimentari, palesi o nascoste che siano. Dopo l’ennesimo strano caso, il ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, ha chiesto con fermezza che venga valutata e votata una legge che obblighi a scrivere in etichetta la materia con cui l’alimento viene confezionato. Perché la metà dei nostri latticini viene prodotto con latte e cagliate provenienti dall’estero, anche se nessuno lo sa perché non è dichiarato in etichetta. Come difendersi, allora? Intanto, diffidando dei prezzi troppo bassi, che spesso nascondono una qualità scadente e ricordando che l’eccessivo sfaldamento e un’accentuata mollezza della mozzarella non sono un buon segno.