La Galleria di Sopra: una tappa obbligata del gusto

 

 

Salendo per Via Murialdo, magari a piedi e di sera, quando l’abitato è molto suggestivo, si approda in un locale che ha fatto della gastronomia castellana una fede, rinnovando un rito storico celebrato nelle varie liturgie della tavola. Inscritto in un antico granaio, un tempo parte di un convento di clausura secentesco appartenuto alle Clarisse, è stato restaurato a regola d’arte, perché “le storture dei muri a sacco, il peperino romano e la volta meritavano rispetto ed evidenza, ma andavano rivisti con spirito innovativo e moderno”, sottolinea Andrea Carfagna, che presiede la sala e la cantina, mentre suo fratello Claudio sta in cucina. La carta dei vini non è mai scontata, perché propone bottiglie di produttori attenti e scrupolosi e prodotti di realtà vinicole tra le migliori d’Italia. Non manca qualche tocco di esterofilia enologica, sottoposta con garbo da Andrea all’attenzione degli ospiti. Nessuno spazio a prodotti commerciali e grande attenzione alle piccole aziende che operano nel rispetto del territorio. “Siamo entrambi completamente autodidatti”, dice. Non abbiamo mai frequentato un corso, mai avuto un maestro; è stata piuttosto la curiosità, la tenacia, la passione e l’immenso impegno che ci ha guidato da quando abbiamo aperto nel 2003”. Qui i gourmet erranti, perennemente speranzosi di scoprire qualcosa di nuovo all’interno della tradizione, trovano pane per il loro denti. Tra soffitti a volta e archi profondi sono sistemati una quindicina di tavoli, collocati in modo tale da non turbare il fascino del tempo mediante un arredamento elegante e sobrio: bei quadri qua e là, candide tovaglie, posateria essenziale, servizio solerte, mai invadente e, soprattutto, non saccente. L’interno del ristorante regala così un impatto visivo che, insieme all’accoglienza, sono un ottimo preludio alla tavola, che parla un linguaggio diverso pur restando all’interno della tradizione dei Castelli Romani, senza risultare incomprensibile perché opportunamente attento alla grammatica e alla sintassi del gusto locale. Lo si capisce subito assaggiando le preziose entrée di benvenuto. che rievocano i sapori del territorio sotto mentite spoglie e il Porcino in insalata all’olio limonato e misticanza selvatica, fritto con maionese alla nocciola e arrosto su un tramezzino con frittata e menta romana. Intrigante la lasagna al ragù di asinello su crema di birra  e polvere di liquirizia, seguita dal lattonzolo al forno, saporito maialino da latte di una tenerezza sconcertante affiancato da quenelle di spinaci, che merita una menzione d’onore. Entrambi sono piatti frutto di un’interpretazione personale della tradizione, “eredità del nostro patrimonio alimentare comune, che vuole cercare di contribuire alla rinascita della cucina dei Castelli Romani, incentrata sui sapori distintivi del territorio di riferimento”, specifica Claudio. Una cucina territoriale innovativa e tradizionale allo stesso tempo, dunque, basata su tre comandamenti: prodotti del territorio, stagionalità e reperibilità in loco degli ingredienti, dettami di una filosofia rispettosa dell’ambiente e di un’oculata spesa quanto più possibile a km 0. Sono pietanze che hanno l’ambizione, non la pretesa, di tornare all’essenza e alla semplicità dei gusti castellani attraverso la ricerca della materia prima migliore rintracciata tra i produttori, gli allevatori e gli agricoltori della zona, ma anche tra i pescatori di Anzio, considerato che il menu, mensilmente variato, si divide equamente tra terra e mare. “Poniamo particolare attenzione al pescato del porto di Anzio, dove ci approvvigionamo giornalmente. Preferiamo la tracina, la mosdena, la lucerna, il grongo a qualsiasi tipologia di allevamento (pesci non scontati, che rimandano a un primo eccellente come il Tortello di patate e alici in guazzetto di mare, ndr), purchè pescati sul nostro litorale”, dice lo chef. Dulcis in fundo, una carta di dolci allettante: dessert con frutti di stagione, come la Crostata di fichi freschi e sfoglia di cioccolato fondente, ma anche la Crème brûlée con gelato di liquirizia e il Tortino di cioccolato fondente (privo di farina – quindi perfetto per i celiaci – e senza burro, con solo un velo di farina di riso nello stampino perché non si attacchi). Tra le new entry di novembre l’irresistibile Montblanc con spuma al cachi: da non perdere, perché “intender non lo può chi non lo prova”.

La Galleria di Sopra
Via Leonardo Murialdo, 9
06.9322791
cell. 333.6083076
lagalleriadisopra@tiscali.it
ch. lunedi.  
Prezzo medio € 50 (vini esclusi)

Foto Archivio La Galleria di Sopra