La Cena

Gli sguardi profondi e le parole complici li avevano imbrigliati nella fitta rete del desiderio, con Antonia che cercava inizialmente di uscirne, dibattendosi invano, come un pesce appena pescato che non ha scampo.
Alla fine si era arresa e, con una facilità che l’aveva sorpresa, era riuscita perfettamente a separare il ruolo di moglie presente da quello di amante per la cui pienezza mancava, però, solo l’atto finale: quello che li avrebbe visti abbandonati l’uno all’altra per sempre.
Si creò l’occasione. Paolo, suo marito, sarebbe stato assente da casa due giorni per lavoro e Antonia decise di invitare a cena Flavio con il proposito di fargli degustare, senza fretta, il cibo più buono che avesse mai preparato in vita sua.
Era un’ottima cuoca e riconobbe in cuor suo che non le accadeva da anni di poter mescolare agli ingredienti che di solito utilizzava per la preparazione dei suoi cibi raffinati, l’unico che non si trovava in commercio ma che rendeva unici e incomparabili i suoi piatti: la passione.
Si ritirò in cucina e, concentrata sul da farsi, cominciò a cucinare per il suo nuovo amore.
Preparò, per iniziare, un cocktail all’arancia e delicate tartine, spugnose come le sue labbra, un soufflé agli spinaci in cui lui sarebbe affondato, un’anatra all’arancia per accrescere l’ardore, un’insalata verde con mele e noci per stupirlo e un dolce al cioccolato per stregarlo.
Avrebbero bevuto un Prosecco e poi un Cartizze, brindando al loro amore con un delicatissimo Moscato d’Asti.
Preparò accuratamente la tavola: piatti di porcellana bianca, posate d’argento, bicchieri di cristallo di Boemia e fresie e lilium per aromatizzare i loro animi.
Indossò un vestito elegante, due orecchini importanti e lasciò che la serata scorresse da sé.
Flavio si presentò alla sua porta, puntuale, con una rosa bianca.
L’imbarazzo iniziale da parte di entrambi fu superato con disinvoltura, con la complicità del Prosecco ghiacciato.
La cena iniziò: Antonia era felicissima, sicura che il suo cibo  avrebbe rapito Flavio per sempre.
Ma si sbagliava; lui non mangiò. Accampò scuse banali, fastidiose.
Si alzò, infatti, da tavola e si diresse sul divano, invitandola ad andare vicino a lui.
Il cibo era rimasto lì, nei piatti, oltraggiato dall’indifferenza di Flavio che la reclamava, desideroso solo di avere il suo corpo.
Antonia si riprese a fatica dal turbamento in cui l’aveva gettata il freddo disinteresse per tutto quello che lei aveva preparato per lui.
Si alzò dal tavolo e gli si avvicinò, porgendogli la mano. Lui pensava di portarla a sé ma lei, con decisione, lo invitò ad alzarsi.
E rivide suo marito, vent’anni prima, quando si era innamorato di lei al primo istante, e improvvisamente, le mancarono le  sue attenzioni, il suo entusiasmo, la sua dolcezza, la sua partecipazione a tutto quello che proveniva da lei. Le mancava il suo amore.
Antonia cercò scuse volutamente  banali per allontanare  Flavio che, dopo un po’, si convinse ad andar via.
Finalmente sola, sparecchiò la tavola, gettando nel secchio della spazzatura tutto il cibo che aveva preparato, liberandosene con convinzione, proprio come, con convinzione, si era liberata di lui. Appena in tempo.