Jacques Beafort, figlio di André

Ma andiamo per ordine.
Tutto ha inizio nel 1969, quando Jacques Beaufort, (ancora lavorava con suo padre), ebbe un’allergia ai prodotti di sintesi. Diciotto mesi più tardi, Jacques decide di cambiare “rotta”: non più prodotti chimici (pesticidi, diserbanti, anticrittogamici) nelle sue vigne.
Da quel momento i suoi sei ettari e mezzo di vigneti in parte ad Ambonnay classificato Grand Cru, e in parte a Polisy, nell’Aube  non ricevono più nessun trattamento, che non sia “Bio”, o più precisamente Jacques  per “curare” e per mantenere sane le sue vigne utilizza, un mix di tecniche: la prima è quella di non eliminare, fra le altre cose, insetti considerati dannosi dagli  altri contadini, ma utili ed efficacissimi nel mantenere invece in equilibrio  vitale i suoi terreni.
Cura inoltre il benessere della sua vigna attraverso l’utilizzo dell’aromaterapia, impiegando alcuni oli essenziali in grado di garantire la perfetta salute delle sue uve.
Nei “suoi Champagne” si riconosce un’impronta personale di indubbio fascino, legata ad un amore per la terra e per la vigna commoventi: i vermi di terra che scavano gallerie nel suo terreno, non sono visti come una minaccia, bensì come “degli operai che non hanno assistenza sociale” e che con le loro gallerie permettono l’ossigenazione del terreno ed il perfetto drenaggio in profondità.
I risultati:
La rivista Vins de France definisce la sua produzione “la più meravigliosa scoperta degli ultimi cinque anni nel mondo dei récoltants-manipulants di Champagne”.
Nè  parlano con parole di entusiasmo e ammirazione anche riviste come: Cuisine et Vins de France, Vins magazine, Vintage international, l’Echo des sommelier, Gilbert et Gaillard, Gault et Millau, Hachette.