I Primi d’Italia: piccola retrospettiva golosa

Ricco è stato il calendario degli eventi, con attività di intrattenimento  come il Mercato delle tipicità locali , le Eccellenze del gusto, la Boutique della pasta, i Primi a Palazzo. Variegato il circuito di degustazioni, cui si è potuto accedere, immergendosi nella tradizione tutta italica dei primi: basti pensare alla pasta e alle sue mille ricette tardizionali e creative, alla polenta, agli gnocchi, ai risotti o a tipicità alimentari come quell venete, pugliesi, sarde. Fiore all’occhiello di quest’edizione sono stati i Master in primi piatti, corsi giornalieri di perfezionamento in cucina, tenute dai grandi maestri come Chicco e Bobo Cerea, (3 stelle Michelin) e Alfonso Caputo (2 stelle Michelin).

Un Festival che non ha mancato di strizzare l’occhio anche all’ecologia. Infatti,  I Primi d’ITALIA, oltre che il palato hanno soddisfatto anche l’ambiente. Tutte le migliaia di stoviglie che sono state utilizzate durante la manifestazione erano biodegradabili e compostabili e sono state fornite da Novamont ed Ecozema.
Il materiale con cui sono state realizzate si chiama Mater-Bi, un tipo di bioplastica sviluppata dalla Novamont, contenente risorse rinnovabili di origine agricola.

 

 

Noi di Gusto Magazine ci siamo stati e abbiamo iniziato la mattinata seguendo il Master con Alfonso Caputo, geniale Chef  partenopeo. La sua lezione per la preparazione di primi piatti a base di pesce (semplici e gustosi) ha interessato e coinvolto una sala gremita di persone curiose e attente. Ogni primo preparato da Alfonso Caputo è stato degustato dai partecipanti, ricevendo un ampio consenso. E’ spiccato fra tutti un primo piatto con le triglie precedentemente affumicate veramente fuori del comune.
Ogni portata è stata accompagnata da un abbinamento di vino prodotto dell’azienda Bio Agriverde di Caldari di Ortona (in provincia di Chieti). Il nostro percorso, ovviamente, non ha mancato la visita a Palazzo dei Trinci, dove era stato allestito il Mercatino dei pastifici artigianali di qualità.

Ci siamo, poi, soffermati da Verrigni antico Pastificio Abruzzese di Rosetano. Interessante l’utilizzo dell’oro per realizzare la trafilatura della pasta, che presenta un aspetto e una consistenza diversa rispetto a quella in bronzo, rendendo la pasta meno stressata con una ruvidezza più uniforme su tutto il formato. L’essiccazione è realizzata a bassa temperatura tra i 45° e i 50° gradi. L’azienda produce pasta, utilizzando della semola di grano duro proveniente da agricoltura biologica certificata.

Non poteva mancare la visita allo stand di un piccolo pastificio di Gragnano, Napoli, nato nel lontano 1848 per merito di Francesco D’Apuzzo. Il primogenito Luigi collaborò con il padre per diversi anni e furono tra i primi in Italia a esportare in America i loro prodotti; in seguito, la pasta D’Apuzzo varcò i confini della Libia, Libano, Grecia e Australia. Oggi i proprietari Francesco e Luca D’Apuzzo realizzano la loro pasta con antiche tecniche di lavorazione ed essiccazione, mantenendo come obiettivo la massima qualità dei loro prodotti.

Altra tappa è stata lo stand  della pasta di Aldo, che riassume la tradizione marchigiana nella maniera più autentica.
Una pasta pluripremiata  per ogni formato realizzato, per cui è usata una mescolanza di semole diverse. I formati come le tagliatelle e le pappardelle, appena tagliate, sono appese da mani operose ed esperte su particolari stecche, a loro volta inserite in un telaio e poste nell’essiccatoio, dove tutto avviene in modo lento, graduale e naturale, permettendo così alla pasta di trattenere l’aroma degli ingredienti. Una volta pronta, la pasta è inscatolata in una graziosa confezione che ha un proprio marchio, simbolo della genuinità: un uovo sormontato da una turgida spiga di grano.
Una curiosità: a Palazzo Trinci era stata allestita un’esposizione di quadri d’autore, dove le opere sono state tutte realizzate utilizzando vari formati di pasta. La pasta e le sue varie forme sono state anche fonte d’ispirazione dei maestri orafi nel creare oggetti d’arte quali collane e bracciali. Un breve passaggio-assaggio ha coinvolto anche Palazzo Deli, esperienza all’insegna degli aperitivi e i primi freddi.
Fra gli innumerevoli stand situati nelle aree di Foligno, siamo passati anche nel distretto delle Tipicità del Piemonte, ospitate dalla Taverna Ammanniti, dove erano presenti banchi di assaggio dei vini Piemontesi come l’Erbaluce (di cui ha scritto ampiamente la nostra Piera Genta nella sezione Bere Bene), che ora viene anche spumantizzato con ottimo successo. Ma, il Piemonte non è solo vino, è anche birra  di qualità, come quella prodotta dal Birrificio Artigianale Abbà, dove ci siamo soffermati a lungo per una degustazione completa e attenta insieme al maestro birraio. Tra i molteplici fiori all’occhiello della produzione alimentare sabauda c’è anche il rinomato e buonissimo Riso di Barraggia, (zona di produzione Biellese e Vercellese) l’unico riso in Italia che ha conseguito la D.O.P. (le varietà riconosciute sono Arborio, Baldo, Carnaroli, S.Andrea, Loto, Gladio, Balilla).
Il nostro goloso tour si è concluso, infine, al Chiostro San Giacomo dove era stata allestita una libreria interamente dedicata all’enogastronomia e una mostra mercato di  spezie ed erbe aromatiche. Un Festival Nazionale, insomma, davvero molto interessante e ben organizzato: complimenti, dunque, a I Primi d’ITALIA.

 {gallery}primi_italiani{/gallery}