Fine estate

Gli risuonavano nella testa, martellanti, le parole di suo padre: “Ma quale attore? Ma cosa dici? Devi lavorare qui, nel salone: è questo il tuo futuro. Un parrucchiere come me, serio, qualificato, e ricercato dalle signore bene di Bari. Lo sai, le donne non rinuncerebbero mai a una bella testa e tu, se seguirai i miei consigli, potrai sostituirmi nell’attività… senza considerare che sei anche un bel ragazzo e sai quanto sia importante, per una donna, affidarsi alle belle mani esperte di un coiffeur che sappia rassicurarle e coccolarle!” Nicola, però, voleva diventare un attore anche se, con il tempo, la sua ambizione aveva dovuto soccombere di fronte alla realtà: invece di calcare le scene di teatri prestigiosi, si era ritrovato a recitare da protagonista nelle insignificanti rappresentazioni dei villaggi-vacanze, dove si guadagnava da vivere durante l’estate.
Stancamente si diresse verso la piscina e iniziò a spazzolare i lettini, chiudendoli e accatastandoli l’uno sull’altro e sui quali, solo qualche settimana prima, signore annoiate prendevano il sole in bikini imperfetti, dopo essere state istruite da lui nell’ora di fitness. Raggiunta la discoteca, tolse l’illuminazione psichedelica che illuminava le facce abbronzate dei giovani villeggianti i quali, a mezzanotte inoltrata, iniziavano una nuova notte senza orari, sfiorandosi e baciandosi tra di loro. Le ragazze tatuate e dalle scollature profonde, gli lanciavano chiari sguardi d’intesa, mostrandosi disponibili all’avventura con lui, il bel disc-jockey biondo, il quale non poteva però disattendere alla ferrea regola del villaggio che impediva agli animatori di intrattenere relazioni con gli ospiti, pena il licenziamento in tronco. Eppure, quanto avrebbe desiderato abbandonarsi a quei corpi ambrati e frizzanti, pieni di vita, pronti a coccolarlo con passione. Lentamente raggiunse la spiaggia, ripensando con dolcezza a Sylvie la ragazza che occupava, insieme alla sua anziana nonna, il primo ombrellone a destra. Nicola, dalla sua postazione di bagnino, poteva scrutarla a lungo, nascondendo lo sguardo dietro i suoi occhiali neri. Era bella, di una bellezza nascosta. Magra, forse troppo, alta, priva di forme procaci, indossava bikini sportivi, privi di seduzioni femminili.  Né un piercing e né un tatuaggio a macchiare la sua pelle candida leggermente abbronzata dal sole. Sylvie aiutava dolcemente l’anziana donna a sistemarsi sulla sdraio, le spalmava la crema solare e, ogni tanto, si tuffava in mare e nuotava sicura fino al largo. Nicola la osservava da lontano, cercando comunque una scusa per avvicinarla e per poterle parlare, meravigliandosi della sua inconsueta timidezza finchè, con la scusa di chiederle se voleva partecipare ai balli di gruppo sulla spiaggia, le si era finalmente avvicinato: “Io sono Nicola. Ti andrebbe di ballare sulla spiaggia? Iniziamo tra dieci minuti!”
Lei lo guardò con i sui occhi blu, scosse lentamente la testa e, accompagnando il suo diniego con un sorriso dolcissimo, che era anche un invito a non disturbarla più, gli rispose nel suo italiano incerto e con il suo accento francese: “Ciao, io sono Sylvie. No grazie. Tra dieci minuti andiamo via, La nonna non sopporta il caldo delle dodici e neanche a me piace”. Nicola rimase a contemplare le lunghe gambe affusolate di lei e andò via, lasciandola a parlare con la nonna e intenta a scrivere frettolosamente su un quaderno con una matita gialla. Non poteva fare a meno di pensare a lei che si muoveva con grazia delicata tra il frastuono della spiaggia e che, con quel suo modo di fare leggero, volava sui corpi sudati e untuosi degli altri, quasi  non facesse parte di quella massa di gente sdraiata al sole, pronta ad abbronzare ostinatamente ogni centimetro quadrato di pelle disponibile. La rivedeva la sera, seduta sulle bianche poltrone ricoperte dai morbidi cuscini blu del bar all’aperto, intenta a mangiare un gelato e ad annotare sul quaderno che portava sempre con sé, le parole che sua nonna le stava dettando. Nicola smise di abbandonarsi ai ricordi, cominciò a togliere l’impalcatura del gazebo e a chiudere gli ombrelloni, sdradicandoli dal terreno sabbioso, come fossero lance abbandonate nel campo di battaglia. Un tuffo al cuore: nascosto tra la sabbia c’era il quaderno di Sylvie. Lo prese tra le mani come se fosse un forziere pieno di gioielli.
Si mise a leggere: Spaghetti ai funghi che nonna Silvia di Milano, cucinava per nonno Nicola di Ostuni ogni lunedì: faccio imbiondire l’aglio schiacciato in mezzo bicchiere di olio d oliva e poi aggiungo i funghi che ho già lavato e tritato, facendoli cuocere fino a che non si sia riassorbita l’acqua di cottura. Alzo quindi la fiamma, verso il mezzo bicchiere di vino bianco secco, il peperoncino e il prezzemolo, lascio quindi sfumare, aggiusto di sale e lego il tutto con un cucchiaio di panna da cucina. Lesso gli spaghetti e li verso nel tegame con i funghi. Aggiungo ancora un po’ di panna e amalgamo tutto a fuoco vivace e li mangio caldi spolverati di parmigiano. Il vino che devo abbinare è un Barbaresco del Piemonte, dal colore granato con i riflessi aranciati che, con il suo profumo etereo, con note di pepe verdi, spezie e mandorle amare  e con il suo sapore speziato, renderà gli spaghetti squisiti. Cassoeula che nonna Silvia di Milano cucinava per nonno Nicola di Ostuni, ogni domenica d’inverno: in una pentola d’acqua bollente metto a bollire le salsicce, le puntine, i piedini e la cotica del maiale per sgrassarli un po’. Faccio soffriggere la cipolla nel burro, a fuoco lento, aggiungendo mano mano le carni che lascio rosolare a fuoco vivace. Aggiungo il sedano, le carote e il vino e fino a farli sfumare. Aggiungo lentamente il brodo, rimescolando per bene, coprendo con il coperchio e lascio cuocere per più di un’ora, facendo attenzione a non far attaccare le carni al fondo del tegame. Da parte cuocio la verza, in pochissima acqua, aggiustandola di sale e di pepe. Unisco la verdura alla carne, aggiungo la luganea e lascio sul fuoco moderato per quasi un’ora, togliendo il grasso in eccesso. Servo con un cucchiaio di polenta calda e il vino che scelgo è l’Oltrepò Pavese di Barbera il cui rosso rubino,  intenso e limpido, unito al suo sapore secco, sapido, di corpo e leggermente acidulo, esalterà il sapore di questo piatto. Nicola continuò a sfogliare con curiosità il quaderno e lesse ancora. Vorrei incontrare un ragazzo italiano di cui innamorarmi e al quale cucinare questi piatti, ma non mi piace nessuno. Veramente uno ci sarebbe. Si chiama Nicola, come il nonno, lavora qui, nel villaggio di Ostuni dove sto trascorrendo l’estate prima di tornare a Parigi. E’ bello ed è corteggiato da tutte le ragazze del posto. Non si è accorto di me. Solo una volta mi ha invitato a ballare insieme agli altri nei balli di gruppo. Avrei voluto dirgli di sì, ma gli ho detto di no. In realtà avrei voluto che mi avesse invitato a ballare sola con lui, magari una sera sulla spiaggia e con i piedi bagnati dall’acqua. Ma non devo piacergli per niente; se ne sta lì, a sorridere a tutte queste belle ragazze, abbronzate e sexy come io non sono. Hanno bei seni e belle gambe, non come me che sembro uno stambecco. Ma imparerò a cucinare questi buonissimi piatti italiani e sono sicura che prima o poi, ingrasserò anch’io.
Nicola chiuse il quaderno stringendolo a sé, lasciò lì gli ombrelloni e le sdraio, sordo ai richiami di Andrea che gli urlava dietro: ”Dove vai? Devi finire di sistemare!”  Trafelato entrò nell’ufficio del Direttore al quale chiese: “Per favore, Mino, dammi il nome di quelle due donne, la ragazza francese e sua nonna che occupavano il primo ombrellone di destra.”
Mino lo guardò e capì. Aveva di fronte a sé un giovane innamorato.  “Non dovrei, ma perchè no?” gli sorrise complice.
Aprì il computer e trascrisse i dati su un block notes. E prima ancora che potesse dirgli qualcosa, vide Nicola  comporre frettolosamente un numero dal cellulare. Se gli avesse dato il tempo, gli avrebbe detto che, poco prima di partire, la ragazza francese si era informata da lui se l’animatore di nome Nicola, fosse proprio di Ostuni.