La Lacrima di Morro d’Alba

Il suo nome, Lacrima (di Morro d’Alba), deriva dal fatto che la buccia dell’uva, quando arriva al punto di maturazione, si fende lasciando gocciolare, quasi lacrimare, il succo contenuto nella polpa. La buccia dell’uva Lacrima ha tuttavia uno spessore notevole, il che, in fase di macerazione, fa sì che la cessione di antociani, tannini e sostanze coloranti, sia enorme. Una delle aziende che ha creduto alla rinascita del Morro D’Alba è Casalfarneto, una casa produttrice che prende il nome da un’importante tenuta, oggi nelle mani della famiglia Togni, imprenditori leader nel settore degli spumanti e delle acque minerali. I Togni hanno voluto valorizzare un prodotto tipico del proprio territorio, cimentandosi con una nuova sfida, quella del vino di qualità, avvalendosi dei consigli dell’enologo Roberto Potentini e delle conoscenze del direttore della cantina, Danilo Solustri. La qualità parte anche dall’amore verso la terra dove si opera, e i Togni ci credono fino in fondo, tanto da creare un’azienda vinicola a basso impatto ambientale, progettata dall’architetto Nello Petrini di Serra de’ Conti, perfettamente interrata e integrata nella collina dove sorgono i vigneti. Uno spesso strato arboreo copre il tetto e l’edificio è fatto di pietra, legno e acciaio, materiali che testimoniano  una ricerca, una sensibilità e un’attenzione fuori del comune verso l’ambiente. 

La degustazione di CasalFarneto Lacrima di Morro d’Alba

L’etichetta è elegante, semplice e ben fatta, di facile lettura; il retro dell’etichetta è esaustivo e ben leggibile. Vi è riportata l’uva, la zona di produzione, le caratteristiche organolettiche, gli abbinamenti, la temperatura di servizio e il metodo di conservazione. L’annata della bottiglia degustata è il 2006.

Il colore è di un bel rosso intenso, tendente al violaceo nei bordi esterni.

Al naso colpisce la sua buona complessità, i sentori di frutta tropicale, di viola del pensiero e fragola di sottobosco. Il tutto risulta armonioso con un odore veramente coinvolgente.

Al gusto risulta  secco, abbastanza caldo e con una buona sensazione di freschezza e sapidità. Discreta l’acidità, senza asperità tanniche, buono il corpo, notevole la persistenza.

Nel complesso, insomma, è un vino interessante, degno di essere bevuto per provare sensazioni diverse e gradevoli, magari mangiando delle polpettine di magro o del salame non affumicato a “grana fine” .