Dalla Riviera del Conero a Recanati tra gusto e poesia

Un duplice volto, di mare e di terra, di formazioni lacustri e colline, in mezzo alle quali si erge il profilo del Monte Conero (forse dal greco komaros), che significa ‘corbezzolo’, pianta che abbonda nei boschi dell’omonimo Parco Nazionale, disteso alle spalle del litorale.La sua propaggine rocciosa precipita nell’acqua per poi emergerne in parte a formare l’incantevole baia di Portonovo: nell’entroterra, macchie di lavanda, uliveti e vigneti formano un  paesaggio prodigo di profumi, oli e vini nati per esaltare i piatti locali. Attrattive naturalistiche e gastronomiche di un promontorio dalle suggestioni epiche, su cui si affaccia la romanica Santa Maria di Portonovo, mistico esempio di architettura religiosa marchigiana, ma anche il fortilizio costruito nel 1810 da Eugenio Beauharnais per ordine di Bonaparte, che voleva proteggere Ancona, città ritenuta strategicamente importante. In questa classica costruzione militare francese, oggi sorge un lussuoso albergo, l’Hotel Fortino Napoleonico, (Via Poggio 166 tel. 071.801450, www.hotelfortino.it ), dimora storica con camere e suite da sogno, arredate con mobili d’epoca che fanno rivivere l’atmosfera imperiale. Sulla bella terrazza affacciata su un mare a tratti selvaggio, prodigo di cefali, triglie, sogliole, seppie e ombrine, si gustano specialità del luogo preparate da Paolo Antinori, già Coach del Junior Team NIC (Nazionale Italiana Cuochi), degnamente accompagnate da vini come il notevole Rosso Conero Doc, prevalentemente Montepulciano e in minor parte Sangiovese, un nobile e raffinato nettare che dai riflessi violacei di quando è giovane vira verso il rubino della maturità. Perfetto col ciauscolo, è un celebre salume spalmabile marchigiano, principe di tutta la gamma di delizie norcine regionali. Tra le pietanze offerte dal ristorante dell’hotel en plain air spiccano le crocette in porchetta, nome anconetano delle murici, grosse chiocciole di mare preparate in intingolo secondo la ricetta marchigiana, con finocchio selvatico, rosmarino, olio, aglio e vino bianco, ma anche i moscioli selvatici di Portonovo, termine dialettale per indicare le cozze. Sono mitili che si riproducono naturalmente, vivendo attaccati agli scogli sommersi della costa del Conero, che vengono  pescati nella zona che va da Portonovo, fino al confine fra Sirolo e Numana. Presidio Slow Food e perla della gastronomia locale, ci si condiscono gli spaghetti oppure si cucinano alla marinara e al forno, presentati a tavola con un mezzo guscio arricchito di pangrattato, prezzemolo, pepe e olio extravergine d’oliva. In questo lembo di costa negli Anni Trenta, quando ancora il mosciolo non era stato scoperto, sotto l’egida della settecentesca Torre di guardia De Bosis, certe donne di buona volontà per arrotondare il guadagno dei mariti avevano allestito un chiosco, dove preparavano piatti dell’entroterra come il coniglio in porchetta o i vincisgrassi (lasagne marchigiane), da portare nelle ville degli inglesi e dei nobili del luogo. Quota rosa ante litteram del turismo locale, era rappresentata da mamme di famiglia forti dell’intuito e dell’intraprendenza tipicamente femminile, capaci di percepire in anticipo le potenzialità del territorio, facendone tesoro. Un nome per tutte, quello di Giulia Palmina Gasperoni, meglio conosciuta come Emilia, cui è intitolato ancora oggi il ristorante (Baia di Portonovo tel. 071801109, aperto da aprile a ottobre, chiuso il lun., escluso agosto), un locale dove si custodiscono gelosamente  i segreti dei suoi fornelli e il suo mestolo di legno, quello ereditato dalla madre, una sorta di bacchetta magica del sapore, scettro di una grande madre della cucina locale.

L’altra faccia della costa

Tra le dolci colline e le timide alture dell’entroterra va cercata la genesi storica delle attuali marine.  Qui si scopre il progressivo avvicinarsi dell’uomo delle Marche mezzadrili al mare, tra insediamenti che talvolta hanno radici nella civiltà picena, talaltra in quella romana o nel Medioevo. Paesi alti a due passi dalla costa, come quello a cui si arriva intravedendo un ermo colle allungato tra le valli del Musone e del Potenza, lirico preludio alla porta d’ingresso di Recanati, città della poesia e capitale del distretto argentiero delle Marche. Impreziosita da un bel Castello e da un centro storico suggestivo, ha un impianto urbano ricco di case d’epoca, di cui si ammirano le belle facciate che portano a intime piazzette, come quella su cui si affaccia Palazzo Leopardi, edificio settecentesco dalla fronte in cotto, casa natale del famoso poeta. All’interno la magnifica bIblioteca (visitabile, chiamando lo 0717.573380, www.giacomoleopardi.it contenente 25000 volumi) voluta da Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, scrittore fecondo, viticultore e cantiniere provetto. Da qui, il poeta – che pare apprezzasse il vino e ne conoscesse effetti e virtù – intravedeva l’infinito, che avrebbe immortalato nei suoi versi: già allora sui declivi recanatesi, esposti a levante e a mezzogiorno, si producevano vini schietti, come quelli delle Cantine Leopardi (Piazzuola Sabato del Villaggio, tel. 071.7136674). Ben 650 anni di produzione attestati da documenti risalenti al XIV secolo, che rimandano a vigne e some di vino, un patrimonio di cui oggi un discendente di Giacomo, il conte Vanni Leopardi, nobile e ospitale gentiluomo, ha fatto tesoro continuando una tradizione enologica antica nella cantina di famiglia rinnovata nel Settecento. Attualmente ammirabile con le sue eleganti  volte a crociera, si estende su quattrocento metri quadrati, un luogo dove avveniva la pigiatura e la vinificazione, affollato di botti contenenti vini prodotti con la collaborazione tecnica di Terre Cortesi Moncaro, ottenuti da vitigni locali a bacca nera come il Sangiovese e il Montepulciano, ma anche a bacca bianca come il Verdicchio e il Maceratino, altrimenti noto come Verdicchio Marino. Di recente Pierfrancesco Leopardi ha edificato nel cuore dei vigneti uno stabilimento enologico per ridurre al minimo i tempi tra la raccolta delle uve e il loro ingresso in cantina. Notevoli il Conero DOCG Riserva (Montepulciano in purezza) e il Rosso Piceno DOC (30% Sangiovese e 70% di Montepulciano), nettari che nascono tra “Silenzi, e profondissima quiete”, come scriveva il grande Giacomo ne “L’Infinito”.                                                                         Foto di Clara Ippolito

 

PARCO NAZIONALE DEL CONERO
Escursioni
www.parcodelconero.it
Forestalp 071.9330066 o info@forestalp.it

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MORODER
Via Montacuto 121
Ancona 071.898232

Notevoli il Moroder, Rosso Conero DOC (100% Montepulciano), il Dorico, Conero Riserva DOCG (Montepulciano in purezza), ma anche il Brut Rosé e l’Oro, vino passito da Moscato fior d’arancio e Trebbiano dorato. Di recente produzione anche un olio spremuto a freddo, ottenuto dalla cultivar Leccino e dalla Raggia, un ecotipo del  Frantoio, tipico della provincia di Ancona.

SILVANO STROLOGO
Via Osimana 89
Camerano (AN) 071.731104

I suoi vini, Conero DOCG Riserva “Decapalo”, Rosso Conero DOC “Julius” E “Traiano”, ma anche il Passito “Muscà”, non hanno bisogno di alcun commento, perché una volta nel bicchiere parlano da soli.

ZOIA ALBERTO & C.
Via del Lavoro 6
Sirolo (AN) 071.7360040

La Salsiccia di fegato, il Salame tipo Fabriano e il Ciauscolo, salume spalmabile per eccellenza, perla della norcineria marchigiana, sono prodotti secondo la tradizione e confezionati in atmosfera modificata, metodo semplice e naturale di conservazione, che garantisce la massima igienicità, permettendo di non usare alcun additivo chimico.

CIOCCOLATO BRUCO
Via Brodolini 19
Castelplanio (Ancona) 0731.215649 www.cioccolatodibruco.com

Maestri cioccolatieri delle Marche: i loro prodotti hanno i colori
e gli aromi dei migliori cacao del Sudamerica.