Cuoche per caso

Dire con una semplice scuola di cucina sarebbe riduttivo: nel cuore di Roma Valeria ha fondato e cura oggi in ogni minimo aspetto una vera e propria associazione culturale che, attraverso l’arte culinaria veicola un’ampia confluenza di espressioni artistiche, non dimenticando di promuovere la sensibilizzazione ambientale e l’educazione alimentare. Non solo ricette dunque ma libri, spettacoli, film, conferenze, lezioni ed itinerari di storia. Quello che si respira qui, in questo grazioso appartamento a due passi da San Pietro, è insomma l’eclettismo di una donna forte che con slancio e sentimento ha raccolto i contributi più svariati per realizzare il proprio sogno. La cucina che incontra la storia, la letteratura e l’arte e, in maniera conviviale e amichevole, appassiona e (Valeria ce lo garantisce) porta il sorriso!

– Come  e quando nasce l’idea di aprire la Sua cucina di casa?
Ho sempre coltivato in privato la passione per i fornelli, dopo l’abbandono forzato del mio lavoro di architetto però, avendo molto tempo a disposizione, mi è arrivata l’intuizione della chiave di scrittura. È partito tutto, ormai quasi nove anni fa, dal successo del mio primo libro “La cucina di Valeria. Saperi e sapori mediterranei(Voland Editore), un percorso enogastronomico nella mia terra di origine, la Calabria, realizzato con l’aiuto di parenti e amici. Tutto è nato davvero per gioco, anche il fatto di far avverare il sogno comune condiviso con un’amica di creare una scuola di cucina…e aprire le porte della mia abitazione era fondamentale per una vera “cucina di casa”; del resto, da buona calabrese, per me il primo grande piacere per la tavola non può che essere l’ospitalità. È stato tutto molto duro all’inizio ma, come si dice dalle mie parti, “dove c’è gusto non c’è perdenza”, e a me piace tutto di questo lavoro. Ecco, anche parlare con te adesso.

Come sono articolati i corsi?
Le lezioni prevedono un corso base in quattro lezioni che si ripete identico (certo cambiamo solo gli ingredienti per rispettarne la stagionalità) per cinque o sei volte all’anno. Ci sono poi lezioni monografiche, sempre a seconda dei prodotti di stagione, oppure in base alle più vicine festività.

– Qual è il target di allievi?
Per l’80 % si tratta di donne, prevalentemente tra i 45 e i 50 anni, ma non mancano ragazze molto giovani. Di pensionati poi ce ne sono tanti e anche i corsi per bambini riscuotono un discreto successo.

– Si può cucinare davvero bene con un budget limitato o la buona cucina resta appannaggio di chi può spendere tanto? Quali i trucchi per risparmiare?
Credo sia un’assurdità. È naturale che le cose buone costino di più, non si può mangiar bene spendendo poco. Piuttosto dobbiamo mangiare meno, meglio e comprare il giusto. Pensiamo al denaro (e al tempo!) speso per trasformare i cibi cattivi o insipidi camuffandoli con mille altri ingredienti. Per non parlare poi del cibo inutile: insalate imbustate o verdure già pulite costano decisamente di più e non contengono le stesse proprietà nutritive delle verdure intatte. Il punto è, dunque, che mangiamo male e spendiamo pure di più. Dobbiamo imparare a volerci bene e riacquistare il gusto delle cose, solo così saremo più esigenti a tutto vantaggio del nostro benessere e della validità dei nostri acquisti.

– Cosa pensa del dilagare delle trasmissioni televisive in cui si insegna a cucinare? Moda o necessità?
Non solo televisione, ma anche editoria. L’enogastronomia sta invadendo la rete dei media evidentemente perché il mercato lo richiede. Certo la TV è un forte strumento educativo ed è per questo che bisognerebbe essere più cauti. Queste trasmissioni mi sembrano eccessive e un tantino superficiali. Mi spiego. Il messaggio giusto non è preparare un pranzo con cinque euro, questo non è possibile. Oppure diffondere per moda le abitudini, senza spiegare di cosa si tratta: prendiamo, ad esempio, il caso del biologico. Biologico non è buono in assoluto, un prodotto può essere migliore senza essere bio, ma quello che noi recepiamo è ben diverso, e nessuno ce lo spiega a dovere.

– Qual è il suo parere circa la cucina vegetariana? Avete dedicato spazio a questo?
Abbiamo proposto in passato dei corsi di cucina vegetariana ma, a dire il vero, la cosa non ha mai funzionato. I corsi per celiaci, invece, che tra l’altro riproporremo da gennaio 2011, hanno ricevuto molte adesioni. Personalmente non la condivido fino in fondo: credo, piuttosto, che sia fondamentale, per il nostro benessere e per quello del pianeta, salvaguardare le condizioni di vita degli animali e le tecniche di trattamento delle carni.

– Non solo scuola di cucina, ma circolo culturale e creativo?
Certo, l’associazione “La mia Cucina di Casa” prevede lezioni di cucina ma anche attività di gastroletteratura il lunedì, con autori, critici o editori a presentare libri a tema; poi ci sono gli appuntamenti con la gastrostoria, con lezioni e visite guidate tenute da esperti e gastrologando per il week-end, gite di un paio di giorni alla scoperta di territori e prodotti tipici. La mia cucina di casa è, inoltre, un punto di tesseramento Slow Food, associazione con la quale collaboriamo dal 2003 e con cui condividiamo la filosofia del buono, pulito e giusto. È in cantiere anche un progetto di food design con l’università “Sapienza” di Roma. Sono numerose le collaborazioni e ancora più gli incontri a cui i nostri soci sono invitati a partecipare, che abbracciano davvero moltissime discipline.

– I prossimi appuntamenti in vista del Natale?

Siamo già a lavoro con le lezioni sui menu natalizi. Abbiamo già fatto degli incontri sulle tradizioni natalizie calabresi e pugliesi, nonché sui risotti. Avremo poi degli appuntamenti tematici sulla preparazione del pesce (14 dicembre), dei finger food (21 dicembre) e, naturalmente, di dolci (10 e 16 dicembre).

Info

Cuochepercaso
La mia Cucina di Casa
via Germanico 197
Roma
Tel. 06/3216620   
cuochepercaso@libero.it