Come degustare al meglio il Whisky

 

Primo: il bicchiere. I bicchieri tradizionali bassi a forma di parallelepipedo (cosiddetti tumblers, il primo da sinistra nella foto) non sono l’ideale per degustare il malt whisky, anche se sono largamente usati. I bicchieri alla destra del tumbler invece sono corretti per la degustazione avendo una forma che favorisce la concentrazione dei profumi verso il vostro naso. E’ importante che laviate il bicchiere a mano, con un detergente, possibilmente inodore, e che lo asciughiate per evitare che rimangano i segni del calcare. Evitate qualsiasi cosa possa contaminare gli odori e sapori (bandito il brillantante). E’ meglio non usare il bicchiere “caldo” ma a temperatura ambiente, la stessa presumibilmente che avrà il vostro whisky.

Secondo: l’acqua. Spesso è visto da molti come un sacrilegio, tuttavia l’aggiunta d’acqua è necessaria soprattutto con distillati a gradazione piena (spesso attorno al 60%) con cui correte il rischio di anestetizzarvi la lingua e il naso. L’acqua risveglia e libera il distillato (in gergo si chiama “svegliare il serpente”), incoraggiandolo a rilasciare il suo aroma e a dare così il meglio di sé. Ma quanta acqua aggiungere? Dipende molto dal distillato che state degustando e dalle preferenze personali. Alcuni professionisti dell’industria del whisky (come i whisky blender) lo diluiscono fino ad una concentrazione di alcol del 20% per poterne catturare tutti gli aromi e poterne valutare appieno le caratteristiche. Potete iniziare ad annusare e degustare il vostro whisky, appena esce dalla bottiglia e poi aggiungere acqua un po’ alla volta: bastano poche gocce, fino a che sentite gli aromi sprigionarsi. L’acqua da usare deve essere a temperatura naturale e non va raffreddata in quanto, come per il ghiaccio, la bassa temperatura tende a bloccare le variazioni aromatiche. La normale acqua di rubinetto può andar bene in molte parti d’Italia, ma se avete dei dubbi usate acqua imbottigliata, meglio se con basso residuo minerale. L’ideale sarebbe avere l’acqua della stessa fonte con cui è stato prodotto il whisky, ma sarebbe un lusso eccessivo.

Terzo: come degustare il whisky. La degustazione tramite analisi organolettica/sensoriale è un mix di tecnica e di esperienza e, di fatto, è uno strumento insostituibile anche per gli addetti ai lavori come i master blender o i master distiller; non esiste ancora, infatti, una tecnologia così avanzata, sempre che si voglia cercarla, che possa sostituire l’uomo nelle operazioni di blending o controllo qualità. Ovviamente, ciascun individuo è diverso per caratteristiche fisiche e abitudini di vita, quindi molte delle nostre percezioni sono soggettive o basate su esperienze diverse. 
Se lo scopo della degustazione è dare una valutazione “oggettiva”, dunque, è necessario cercare di rendere la degustazione slegata da fattori esterni e soggettivi, quali distrazione, stress, assunzione di sostanze come fumo o altri alimenti. Ma, se invece vogliamo goderci al meglio e per motivi personali il nostro  “dram”, la degustazione ci serve per apprezzare al meglio tutti i profumi e gli aromi per costruirci il nostro “gusto” personale, in modo da essere facilitati nella ricerca dei “preferiti” o negli abbinamenti col cibo oppure con il tabacco.

La procedura per assaggiare il whisky è molto semplice. Versate un po’ di distillato nel vostro bicchiere e ammiratene il colore che può dirvi qualcosa sul modo in cui è stato invecchiato, poiché, ad esempio, il malt whisky da botti di Sherry sarà di tonalità di colore tendente al rosso rispetto a un distillato invecchiato in botti da bourbon, che avrà al contrario tonalità gialle.
Annusatelo pian piano per uno o due secondi, poi prendete nota delle sue caratteristiche principali. Fate un piccolo assaggio e cercate di carpirne le caratteristiche e gli aromi, poi aggiungete un po’ d’acqua e ripetete l’esercizio di annusare e degustare alcune volte, cercando di carpirne le differenze e l’evoluzione.
La parte olfattiva dovrebbe risultare molto divertente in quanto un piccolo campione di whisky contiene alcune centinaia di aromi che potete cercare di identificare. Appena assaggiate il whisky, prendetene un sorso e concentratevi sulle fragranze principali rilevate dalle varie parti della lingua. Con altri sorsi potete, poi, sentire le sensazione della bocca, come il corpo del whisky o la presenza di sostanze oleose, e poi cercare di catalogare gli aromi. Sarà, quindi, importante valutare il “finale” e cioè gli aromi che si sprigioneranno col calore della vostra bocca e vi daranno anche ulteriori sensazioni olfattive o, più propriamente, retro-olfattive.

Note di degustazione. Come descriverete l’aroma e il gusto di un whisky dipende solo da voi. È noto quanto sia difficile descrivere i profumi e gli aromi con parole. Potete essere molto profondi e minuziosi nelle descrizioni o anche solo cercare di “incasellare” il vostro whisky in una categoria di massima (ad esempio, secco/torbato, fruttato/erbaceo), in ogni caso trovarsi fra amici per cercare di identificare gli aromi e le fragranze rende molto più piacevole la degustazione. Associare un profumo o un aroma a qualcosa di conosciuto (ad esempio, un fiore, un’erba aromatica, un miele, un tipo di legno) è solo questione di memoria (chiamata cinestesica) e di esperienza e, quindi, di “allenamento”.  Se volete potete anche dare un “voto” al vostro whisky: il che, se non siete dei “rater” professionisti, vi serve solo a capire cosa vi piace e a rendervi dei consumatori consapevoli e attenti, cosa da non trascurare.