Castello di Neive

Lo stimolo a produrre un metodo classico nel territorio del Barbaresco è venuto dalla constatazione che, in una parte delle cantine (circa 30 metri di infernotto, che si protrae sin sotto le case del paese), la temperatura massima non supera i 13° e quella minima in inverno non scende sotto gli 8°: una condizione ottimale per produrre un grandissimo metodo classico. Ed è proprio l’infernotto il luogo più emozionante della visita in cantina, questo piccolo tunnel di roccia con luce fioca, che sprigiona storia, leggenda, mistero e avventure affascinanti. Qui le bottiglie di metodo classico riposano in affinamento nelle pupitre. Ogni giorno il personale del castello (les remueurs), scende di sotto per il remuage manuale, migliaia di bottiglie scosse per staccare completamente le fecce dalle pareti della bottiglia e portarle gradualmente al collo della stessa, preparandole alla successiva espulsione. La prima bottiglia della casa nasce con la vendemmia del 1995, da uve Pinot nero in purezza,  ogni anno  prodotto in circa 5000 esemplari. Il vigneto è situato in zona Gallina, un terreno con un suolo la cui tipologia è costituita prevalentemente da marna calcarea. La vendemmia inizia in agosto e avviene manualmente, mentre la vinificazione è fatta in acciaio con una maturazione sui lieviti che dura sei mesi. La spumantizzazione si protrae per 30 giorni, dopodichè le bottiglie riposano per almeno 24 mesi nell’infernotto. L’analisi sensoriale denota un prodotto elegante, adatto a qualsiasi circostanza, per una bella cena di pesce o accompagnato da una piccola pasticceria a fine pasto. Si presta anche essere un vino da meditazione.

La degustazione: riguarda l’annata 2004.

 alla vista: si presenta di un giallo paglierino tenue, cristallino grazie anche all’anidride carbonica sprigionata. Appena stappato, l’effervescenza risulta impetuosa, dirompente, quasi a testimoniare la vitalità del vino e la sua voglia di fuoriuscire dal lungo affinamento in bottiglia, salvo poi divenire elegante dopo pochi istanti di “riposo” nel bicchiere.

al naso:  dapprima si avverte un sentore di fiori bianchi, poi il bouquet diventa complesso, con accenni di frutta bianca, quasi poco matura, e infine escono fuori gi odori terziari, fragranti, un poco speziati, la crosta di pane caldo e lieviti fini ed elegantissimi.

 al gusto: risulta secco, sapido, morbido, strutturato, molto fine e persistente.

Un vino sicuramente tra i migliori della sua categoria in Piemonte, un metodo classico che, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, manca di una spalla acida più marcata per essere annoverato tra i più grandi spumanti di Italia.