Agriturismo La Vrille

Aveva partecipato (e stravinto) la sezione del piatto con migliore ricerca storica con una preparazione che veniva da lontano, frutto di un studio lungo e meticoloso: una zuppa di orzo, castagne e fagioli. Un piatto che per la sua peculiare bontà sapeva di antico e si era ben scolpito nella mia mente. Estate 2010. Meta per le vacanze? Valle d’Aosta. Comincio a cercare un posto per alloggiare. Numerosi i nomi che mi passano sotto gli occhi sfogliando riviste, cataloghi, leggendo le risposte degli amici di internet a cui avevo chiesto consiglio. Gressoney, Champoluc, Courmayeur, Pré saint Didier. Ma uno continua a tornarmi in mente. Verrayes. Agriturismo la Vrille.
Chiamo. Prenoto.
Autostrada di Aosta. Uscita Nus. Direzione Torino. L’indicazione per l’agriturismo. La strada comincia a salire, salire. E, improvvisamente, mi trovo in mezzo ad un vigneto. Un flash mi torna alla mente: il vino eccezionale di Hervé. Giro lo sguardo e vedo un orto e un pollaio. Sono arrivata.  Ad accogliermi c’è un sorriso, una “r” arrotolata, una camera che odora di legno e lavanda e un profumo che esce dalla cucina che la dice lunga. Attendo con ansia l’ora di cena.
A tavola. Un uomo dallo sguardo timido e dalle mani lavoratrici ci chiede quale vino preferiamo. Ci lasciamo consigliare. E si scioglie. E’ Hervé, il produttore dei vini che sono serviti in tavola. Parla con una passione che ho sentito poche volte, si percepisce una caparbietà, una volontà forte, un attaccamento alla terra, a quella terra che appartiene ai suoi avi, che lui, figlio di emigrati, ex marinaio ha voluto tornare a lavorare, abbandonando una carriera di successo in Francia. Ed i vini che ne risultano sembrano percepire questa responsabilità e voler in qualche modo ripagare la fiducia ed il sacrificio. Bianchi o rossi che siano sono speciali… e poi c’è il Vallée d’Aoste Chambave Muscat Flétri, così difficile da fare che i suoi amici gli consigliarono di non provarci neppure. Ma lui, Hervé il caparbio, l’uomo che sa domare mari e ghiacci, con il 2007, primo anno di produzione, ha avuto i tre bicchieri (massimo riconoscimento della guida Gambero Rosso) e con il 2008 il XVIII concorso internazionale dei vini di montagna.
Ci lasciamo guidare, e i profumi e i sentori del vino ci fanno sognare.
Ma ecco che arrivano le pietanze. Ad ogni portata ai tavoli Sylvain, il figlio della coppia, in poche parole ci spiega la storia del piatto, l’origine degli ingredienti, il perché delle scelte e degli abbinamenti, le tecniche di preparazione. Poche frasi che fanno capire quanto lavoro ci sia dietro portate a ciò che a prima vista appaiono semplici e elementari. Ma è risaputo che non c’è nulla di più complesso da ottenere della vera semplicità. La ricerca che fa Luciana è infinita: preparazioni dimenticate, frutti ormai pressoché scomparsi, erbe aromatiche dai profumi insoliti, produttori locali ancora attenti alla materia prima. E quando parli con lei scopri che coltiva 7 tipi di mente diverse, ha 14 tipologie di pepe, va a raccogliere erbe spontanee ai primi disgeli, alleva animali di bassa corte per il fabbisogno dell’agriturismo. Quasi tutto quello che giunge in tavola è frutto della produzione della sua azienda. E quel poco, pochissimo, che viene dall’esterno è selezionato con cura e attenzione anche oltre i confini nazionali. La vera passione di Luciana è, come per Hervé, il territorio. Riuscire a far conoscere, comprendere, compenetrare la realtà in cui vive, è per lei, che ha lavorato anche al BREL (Ufficio Regionale per l’Etnologia e la Linguistica), una priorità.
“Tisana o caffè?”. La cena sta per finire, si apre la porta della cucina ed esce Luciana, a chiedere se è andato tutto bene. Prima che il vano si richiuda faccio in tempo a vedere il diciottenne Sylvain, a tavola professionale e compìto, ridere e scherzare con Carla, la signora in cucina, e Sophie, sua giovane collega ai tavoli. Uno spaccato di vita, che fa comprendere come quando si lavora con passione e con gioia tutto abbia un sapore migliore. L’avventura dell’agriturismo è iniziata nell’anno dell’eclisse totale. Ed è per questo che nel logo compaiono affiancati un sole e una luna. Due momenti diversi che in quell’occasione si sono sovrapposti. Come il senso del dovere che si unisce alla passione, come la compostezza della forma che si unisce alla scintilla di vitalità negli occhi di chi ti parla. Trascorrere qualche giorno all’agriturismo La Vrille non è trasferirsi in una unità ricettiva. E’ vivere, respirare, assaporare un mondo, una tradizione, una realtà.
E’ non riuscire a partire, cercare di dilazionare il momento dell’addio, perché anche se le sei camere hanno un nome di..vino (cornalin, muscat, fumin… ), tu ti senti “chez nous”.

Agriturismo La Vrille
1 Hameau du Grandzon
11020 VERRAYES (AO)
+39 0166 543 018
+39 333 239 36 95
+39 347 116 59 45
http://www.lavrille-agritourisme.com/
lavrille@gmail.com