Agata e Romeo

“All’inizio degli anni Sessanta ci trasferimmo da Fondi, di dove siamo originari, nella capitale. I miei genitori trasformarono una mescita di vino  in una trattoria, proponendo piatti della cucina laziale e capitolina”, racconta Agata. Gnocchi, trippa alla romana, minestra di broccoli e arzilla, abbacchio al forno o a scottadito, bigné ripieni di crema pasticcera e vino dei Castelli Romani. “Sono cresciuta, perciò, tra pentole e padelle, imparando i rudimenti del mestiere, anche se dicevo sempre che  non volevo seguire le orme familiari”. Romeo, campano della provincia di Benevento, dal canto suo voleva diventare medico, ma ben presto avrebbe prevalso l’amore per Agata e per il mondo del vino. “All’inizio, quando ancora studiavo, davo una mano a mio suocero; poi, nei primi anni Ottanta, presi insieme a mia moglie le redini del ristorante. Poco dopo, sarei diventato sommelier, appassionandomi all’universo di Bacco”. Non a caso il ristorante ha una delle cantine più fornite d’Italia, premiata ripetutamente per l’eccezionalità delle sue bottiglie (da Wine Spectator ad autorevoli guide italiane): un vero tesoro, con centinaia di etichette di prestigio, regno inebriante che oggi Romeo condivide con Maria Antonietta, la primogenita, anche lei sommelier con importanti esperienze maturate oltreoceano, a Le Cirque di New York. Carla, la seconda figliola, ha seguito un’altra strada. In tutti questi anni Agata e Romeo sono rimasti fedeli alle loro convinzioni enogastronomiche, attraversando le mode culinarie ed enologiche da cui hanno cercato di prendere sempre il meglio. Così, dall’osteria delle origini sono approdati a un ristorante stellato, in cui i piatti di  Agata sono l’espressione di un felice connubio fra tradizione e innovazione. Una cucina forte di un talento naturale e del culto della materia prima racchiusi in menu che segue il ritmo delle stagioni; una partitura di sapori resa ancor più solida dal prezioso insegnamento di Angelo Paracucchi, mentore di Agata alla metà degli anni Ottanta, quando era ancora una chef alle prime armi. Le sue sono ricette antiche, rivisitate ma mai stravolte nella loro essenza originale, giustapposte a piatti creativi, frutto di una fervida fantasia gastronomica. Ecco, perché il ristorante di Agata e Romeo è da sempre tappa obbligata sia di semplici gourmet  sia di vip appassionati di cucina: da Roberto Benigni, grande estimatore del suo Budino di pecorino di fossa con salsa alle pere, a Massimo D’Alema che apprezza in particolare il Baccalà di Agata cucinato in vari modi. Suoi capisaldi da sempre gli Spaghetti cacio e pepe (la ricetta è nello spazio Chef Parade), la Pasta e broccoli in brodo di arzilla (la razza in romanesco, un piatto della tradizione ebraica capitolina), gli Gnocchi di semolino ai carciofi, i Rigatoni con la pajata, ma anche i risotti, le variazioni sul tema dell’Agnello, la Coda di bue alla vaccinara, la cacciagione di piuma i(n un infinità di versioni), come la Quaglia con il suo uovo e gelato di mais; e poi, tra le tante specialità ittiche, meritano una menzione d’onore la Tavolozza di crostacei, la Coda di rospo a pois di verdure e la Spigola con scaglie e canestrino di patate. Agata ha, inoltre, una predisposizione particolare per i dolci, un piacere spesso trascurato nei menu, che per lei invece rappresentano un punto di forza. Sono bontà che spaziano dal suo Mille foglie alla Bavarese di cachi, dalla Piccola pasticceria alla Selezione di panna cotta, fino alla Terrina di castagne, alla Mousse ai tre cioccolati e alle Declinazioni di caffè: tutto nel segno di un inconfondibile stile.

Agata e Romeo
Via Carlo Alberto 45

Chiuso sabato e domenica
06.4466115
www.agataeromeo.it

Foto di Ennio Calice