Abbotta pezziende

Facendo poi un piccolo sforzo di fantasia, pezziende  potrebbe essere la trasformazione dialettale  della parola ‘pezzente’. In questo caso, cosa potrebbe “abbottare” piacevolmente un povero cristo che, essendo tale, si deve supporre non possieda una casa e tanto meno una tavola, se non un enorme succulento piattone di pastasciutta ben condita?  Ebbene, sì,  abbotta pezziende è proprio questo: un formato di pasta confezionata con acqua e farina e tagliata disordinatamente a forma di losanga. In Abruzzo, dove questa pasta pare sia nata,  ve la servono  spesso con un gustoso sugo di pomodoro e pecorino, o la mettono a cuocere in una gustosa minestra di legumi, a vostra scelta, di lenticchie o di fagioli o di cicerchie. Non mancherà mai  una finale spolverata di uno dei tanti  pecorini sapidi che si producono nella regione.
D’altronde, l’uso di termini dispregiativi riferiti al cibo è molto diffuso nella terminologia  campagnola: pensiamo agli  strozzapreti, alle cannacce, ai cappellacci dei briganti, ai cazzellitti o ai cecamariti; paste povere che per altro arrivavano sulle tavole contadine assai di rado e soltanto per le feste comandate. Termini dispregiativi  sono presenti  poi anche nel mondo dolciario: ad Agnone, nel vicino Molise, gli abbotta pezziende sono dei rustici e gustosissimi biscotti che profumano di limone.  Anche questi biscotti dal sapore antico un tempo  si preparavano soltanto per le feste e allora, dopo i lunghi digiuni  ecclesiastici e non solo, cosa poteva esserci di meglio  che “abbottare” il proprio stomaco troppo spesso vuoto, con una montagna di pastasciutta o di biscotti?