1432. Il veneziano che scoprì il baccalà

La sua nave, la Gemma Quirina, in un primo momento subisce un danno e viene riparata a Mures poi, a dicembre, a causa di una tempesta, fa naufragio. Il 25 aprile 2008, cinque secoli dopo, un giovane fotografa una ragazza in mezzo a piazza San Marco in attesa di zio Paolo Quirini, un discendente del nobile navigatore della Serenissima. Ma andiamo un attimo indietro. Pietro Querini, rimasto in balia delle onde per molti giorni, è dirottato insieme all’equipaggio, composto da una settantina di uomini, verso Rost, un’isola sconosciuta della Norvegia, approdando così ignaro a uno strano destino. Ritornando al presente, Paolo Quirini conduce sua nipote e il giovane che la accompagna in un tour enogastronomico tra le calli della città: rallegrano la passeggiata gustosi cicchetti di baccalà, stuzzichini consumati a Venezia nei tipici bàcari con un buon bicchiere di vino. Di nuovo  a ritroso nel tempo. In pieno inverno polare, le speranze  che Pietro Querini e gli undici superstiti possano sopravvivere sono pressocché nulle. Ed ecco, che irrompe nella storia il provvidenziale baccalà, giunto sulle tavole della Serenissima e poi di tutta la Penisola proprio grazie a lui. Ed ecco il doppio finale. Il gentiluomo veneziano recupera le forze nutrendosi del baccalà cucinato dalle donne di un villaggio delle isole Lofoten. Tornato in patria, Pietro porta con sé una partita di merluzzo, diffondendo il nuovo sapore a Venezia, da dove l’uomo e il prodotto entreranno nella storia della nostra cucina. In un’altra epoca Paolo Francis Quirini, patrizio veneto, XIII cavaliere ereditario di San Marco, rampollo della casata dei Querini, sulla scia del gusto del baccalà gustato con sua nipote e il suo amico all’osteria la Corte Scorta, racconta la storia del suo antenato ai due giovani.
Da quel momento baccalà e stoccafisso, per merito di Pietro Querini, sarebbero divenuti cibi di sussistenza dei ceti meno abbienti, ma anche principi delle tavole in tempi più recenti. Alla fine del libro le due tipologie ittiche sono gli attori principali di un ricettario, opera di Paolo Quirini, nobile buongustaio di lungo corso, che propone pietanze salate, ma anche dolci a base di stoccafisso e baccalà. Due prodotti diversi, benché entrambi derivati dal merluzzo, che si differenziano per via del fatto che il primo viene eviscerato e privato della testa, quindi essiccato mediante una lunga esposizione all’aria aperta, mentre il secondo è conservato sotto sale: ingredienti di piatti tipici, blasone di molte cucine regionali italiane